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L'unione sarda. Estorsioni, c'è un racket a Fonni

Richieste di denaro con minacce di morte: dodici denunciati

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«Paga, o ti facciamo saltare», era la minaccia spedita per lettera a un pensionato. «Dacci i soldi, se ci tieni alla famiglia», l’avvertimento rivolto a un allevatore. Da mesi, a Fonni, decine di lettere e qualche telefonata hanno levato il sonno e la tranquillità a padri di famiglia e anziani scapoli fin lì senza pensieri. Minacce di morte e richieste di denaro, fino a 5 mila euro. Un giro di estorsioni, un vero e proprio racket del pizzo in un paese dove, ormai da tempo - tra rapine a ripetizione e attentati -, è tornata la paura.
NOVANTA POLIZIOTTI. All’alba di ieri un’imponente operazione della squadra mobile della Questura di Nuoro ha portato alla denuncia di dodici giovani (allevatori e qualche disoccupato) accusati di tentata estorsione (qualcuno con precedenti specifici, ovvero per lo stesso reato). Le loro abitazioni e le aziende agricole a Fonni, nonché a Serramanna, Villasor e Decimoputzu sono state perquisite da uno squadrone di novanta poliziotti della Questura di Nuoro e dei commissariati di Gavoi, Orgosolo, Lanusei coordinati dal capo della Mobile Fabrizio Mustaro. Durante le perquisizioni, gli agenti hanno sequestrato carte e oggetti che in Questura definiscono «di notevole interesse
investigativo». Dei dodici indagati, nove sono residenti nel centro barbaricino, gli altri in Campidano. LA PAURA. Come negli anni Sessanta. Come negli Ottanta e nei Novanta. Le lettere estorsive inviate agli anziani indifesi, a professionisti e imprenditori sono da sempre la spia rossa che a Fonni segnala il livello di guardia in fatto di criminalità. Da mesi, ormai, in paese si respira l’odore della paura. Tra attentati e rapine, la pace sembra finita e non a caso l’ultimo Comitato per l’ordine e la sicurezza aveva disposto il potenziamento dei servizi di controllo da parte della Polizia, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. Ieri la notizia delle perquisizioni e delle denunce
è circolata col passaparola, ben prima che ne dessero notizia la radio e i siti internet dei quotidiani locali. D’altronde, di lettere e telefonate estorsive in paese se ne parla da tempo.LE VOCI INTERCETTATE. È dentro la pancia di una comunità esasperata che la polizia ha potuto affondare il bisturi. Pian piano, tra intercettazioni e appostamenti, è venuto fuori il canovaccio di intimidazioni con richieste di denaro ai danni di tre pensionati, un libero professionista e un allevatore. Due telefonisti sono stati identificati grazie ai carabinieri della Compagnia di Nuoro che hanno dato una mano alla polizia per il riconoscimento delle voci. Ora, comunque, l’inchiesta (coordinata dal sostituto Andrea Schirra) va avanti, anche perché alcuni fra i denunciati risultano per ora soltanto intestatari delle schede utilizzate per le telefonate estorsive. LA BUSTA DI PLASTICA. Migliaia di euro.Tanto valeva la tranquillità e la vita dei destinatari delle minacce e dei loro familiari. Nelle lettere e nelle telefonate venivano indicati anche il luogo, l’orario e le modalità per la consegna del denaro. Appuntamenti in campagna. Ovviamente, per non essere troppo sprovveduti, gli estorsori stabilivano un segnale: in un paio di casi doveva essere una busta di plastica bianca sistemata su un reticolato vicino al tale bivio o al talatro incrocio. NO AL SILENZIO. Nessuna, tra le persone perseguitate dalla
banda del racket, ha pagato. Un dato confortante, ancor più in Barbagia dove il silenzio alimenta la paura e rende invincibili i criminali. Fonni, d’altronde, si è già ribellata agli
estorsori. Accadde nell’aprile del ’99, quando l’allora sindaco Michele Mulas appese in Municipio, sulla bacheca dell’albo pretorio, quattro lettere con minacce e richieste di denaro. Missive che gli erano state consegnate dai cittadini che non volevano essere vittime. Â«Fonni non può correre il rischio di immiserirsi moralmente e economicamente», disse il sindaco. La storia ci insegna sempre qualcosa. «Altri fonnesi potrebbero aver ricevuto richieste di denaro. Li invitiamo a rivolgersi a noi con fiducia», è oggi l’invito del vicequestore Fabrizio Mustaro.
Piera Serusi

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