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L'unione sarda. «Un riconoscimento dovuto»

La Regione ha unito più modelli di agevolazione e inviato la proposta alla Ue per combattere la condizione di insularità che limita lo sviluppo della Sardegna

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Puntare molto in alto per ottenere il massimo risultato. L'obiettivo del governatore Ugo Cappellacci sul fronte della zona franca è ambizioso, anche perché il progetto della Regione è più unico che raro: mettere insieme vari modelli di agevolazione fiscale per ottenere un nuovo strumento che garantisca ai sardi reddito e sviluppo. Da qui nasce la proposta di istituire una zona franca integrale nell'Isola, che significa mettere insieme le esenzioni di natura doganale previste per i porti e le aree industriali collegate, la fiscalità di vantaggio per le imprese e anche le esenzioni al consumo tipiche delle zone franche extra-doganali. Se questo modello venisse riconosciuto come dovuto per l'Isola da Bruxelles e dal governo, sarebbe la prima volta che viene dato il via libera a un sistema che mette insieme le agevolazioni previste in tre modelli distinti.
LO STATUTO Partiamo dal principio. La zona franca è prevista nello Statuto sardo, ma il riferimento contenuto nel testo e nelle sue norme attuative riguarda i porti franchi. Ne sono previsti sei in tutta la Sardegna: Cagliari, Arbatax, Oristano, Porto Torres, Olbia e Portovesme. Solo uno ha già un procedimento istitutivo avviato, visto che il porto franco di Cagliari è stato istituito con un Decreto del presidente del Consiglio di ministri. Quindi l'area è stata delimitata e la free zone può decollare, anche se non mancano gli intoppi dovuti anche alla delimitazione delle aree. «Si partirà con un'area più ristretta per poi allargarla in seguito», spiega Mariano Mariani, direttore di Sardegna promozione, che si occupa di attrazione degli investimenti e segue il dossier sulla zona franca.
Per quanto riguarda gli altri porti, invece, l'assessorato dell'Industria ha già convocato i tavoli per avviare il procedimento che porterà all'istituzione degli altri cinque porti franchi dell'Isola. In ogni caso, su questo fronte si potranno avere solo agevolazioni di natura doganale sulle merci che sbarcano nel porto e sulle imprese che operano estero su estero: le merci arrivano da aree extra Ue, per poi ripartire per destinazioni sempre oltre i confini europei in totale esenzione da dazi e Iva. Vantaggi, ma minori, anche per chi opera nel mercato Ue, nel senso che fintanto che le merci stazionano in zona franca restano sospesi i pagamenti di dazi e Iva.
LE IMPRESE Sul fronte della fiscalità di vantaggio per le imprese sarde, invece, la battaglia è iniziata con la vertenza sulle entrate e sul federalismo fiscale per l'Isola. È prevista infatti la possibilità di avviare zone di fiscalità di vantaggio, ma il riconoscimento deve passare dallo Stato, che fino ad ora ha concesso soltanto le briciole alla Sardegna. In termini pratici significa riduzione delle aliquote sui redditi d'impresa, sull'Irap e sul costo del lavoro. Una prima limitata concessione in questa direzione è stata prevista solo per le aziende che opereranno nei Comuni del Sulcis-Iglesiente (riconosciuti come aree franche urbane) e coinvolti nel piano Sulcis, avviato da governo e Regione per far fronte all'emergenza occupazionale.
ZONA FRANCA INTEGRALE Il terzo passo, quello più importante, si muove invece sulla direttrice Cagliari-Bruxelles ed è molto ambizioso: ottenere per l'Isola il riconoscimento, dovuto sostiene la Regione, di territorio extra-doganale. Tutta l'Isola, in altri termini, avrebbe i vantaggi derivanti da questo provvedimento, che servirebbe per compensare la condizione di insularità e isolamento della Sardegna. Avviare una zona franca extradoganale significa poter ridurre le accise sui consumi energetici, sulla benzina o sugli altri carburanti e tagliare l'Iva per incentivare i consumi di alcuni beni di consumo. Un vantaggio immediato per i sardi, che però potrebbe avere ricadute pesanti per la Regione, visto che attualmente il bilancio della Sardegna si regge sulla compartecipazione del gettito Iva e Irpef. Quindi che fare? «La riduzione del gettito non può essere certo considerato un problema. I meccanismi virtuosi propri delle zone franche sono tali in quanto consentono di attrarre nuove imprese e far aumentare i consumi finali a tutto vantaggio della produzione di reddito e di occupazione e, quindi, della produzione di un maggiore gettito fiscale», spiega Mariano Mariani, «anche per la Sardegna, come dimostrano i dati economici delle zone franche esistenti al mondo, i vantaggi sarebbero superiori alla semplice compensazione delle minori entrate fiscali dovute alle esenzioni».
Certamente, un passo non facile per la Regione. Ma è una battaglia per la nostra specialità. Non sarà facile ma perché non provarci.
Giuseppe Deiana

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