Silvio Boccalatte, costituzionalista e ricercatore per l'Istituto Bruno Leoni, cosa le viene in mente se pensa a una Sardegna zona franca integrale?
«L'immagine di un'enorme zona duty free. Una cosa del genere cambierebbe il destino di una intera generazione e ribalterebbe la Sardegna perché diventerebbe più favorevole fare business nell'Isola rispetto a tutto il resto dell'Unione europea Ci sarebbe una secca riduzione dei prezzi di beni al consumo e servizi, la benzina costerebbe la metà e le imprese farebbero a gara per stabilirsi nell'Isola. I vantaggi sarebbero enormi, ma a patto che si sappiano affrontare i primi 3-4 inverni».
C'è il discorso legato alla vertenza entrate: i 9/10 dell'Iva e il 75% delle accise, risorse che verrebbero a cadere.
«È ovvio che sul breve termine ci potrebbero essere dei problemi perché una zona franca integrale è l'equivalente di una riduzione secca di imposte in un territorio: o riesci a diminuire le spese subito o devi fare debito. Ma la seconda strada è impercorribile (e anche di dubbia costituzionalità )».
Gli effetti quando si avrebbero?
«Nell'arco di qualche anno, 5-10 almeno. A quel punto, superato lo choc iniziale e stabilizzato il quadro giuridico, la Sardegna comincerebbe ad avere imprese che si stabiliscono nel territorio e il gettito fiscale a medio o lungo termine salirebbe».
Su quale modello?
«La riduzione netta delle imposte sul reddito operata da Ronald Reagan all'inizio degli anni '80 comportò l'aumento del deficit nelle finanze pubbliche a breve termine, ma quel che è poi accaduto è stato un forte aumento della base imponibile e questo ha permesso, con aliquote basse, di ripagare il deficit e creare un grande periodo di sviluppo per l'economia americana. Il rischio per la Sardegna è di doversi appoggiare ai trasferimenti di denaro pubblico da Roma per riuscire a fronteggiare l'aumento di deficit: è per questo che serve una seria e contestuale riduzione della spesa pubblica».
Ma lei è ottimista anche in termini di fattibilità ?
«Temo di no. Credo che l'Unione europea difficilmente autorizzerà un provvedimento del genere perché nessuna altra zona così vasta in Europa gode di un regime del genere».
I vantaggi.
«Concorrenza fiscale. Uno studio professionale in Sardegna non pagherebbe più l'Iva: significa che i miei clienti pagherebbero il 21% di meno, oppure io posso decidere di guadagnare 3-4% in più e far pagare ai miei clienti il 16-17% in meno. In altri termini, un qualunque prestatore di beni o servizi avrebbe più elasticità nella politica dei prezzi perché verrebbe a mancare lo stramaledetto fardello che è l'Iva». ( e. z. )
