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L'unione sarda. Pensionati più poveri: 370mila in difficoltà

Tra i titolari dell'assegno Inps c'è un 36% che vive con 450 euro al mese

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Sardi più vecchi, più poveri, più soli: è questa la fotografia scattata dalla Fnp, la Federazione nazionale pensionati della Cisl, che ha presentato ieri a Cagliari i risultati di una ricerca. Molti anziani (quelli che hanno un'età superiore ai 65 anni) vivono con pensioni da fame e sono ormai costretti a tagliare addirittura le spese per i medicinali e quelle per le visite mediche specialistiche.
I DATI Un vero e proprio allarme, quello lanciato dal sindacato dei pensionati e degli anziani della Cisl: «C'è un caso Sardegna», ha spiegato Piero Agus, segretario generale di Fnp nell'Isola. «La popolazione sarda invecchia più di altre e lo fa male, perché mancano i servizi e soprattutto un sistema assistenziale sociale adeguato». Questi sono i numeri di «un'emergenza purtroppo spesso dimenticata»: gli anziani in Sardegna sono oltre 326.000 (la maggior parte sono donne), pari a quasi il 20% dell'intera popolazione (sono aumentati dell'1,46% dal 2007 al 2011). Nell'Isola il numero dei pensionati Inps è di circa 470.000: di questi, il 36% (circa 150.000) vive al di sotto dei livelli di povertà, con un assegno mensile medio di 450 euro. In assoluto, invece, il numero delle persone povere in Sardegna è pari a 370.000, sette anni fa erano 64.000 in meno. «È un incredibile paradosso», ha detto ancora Agus, «a causa della crisi economica aumentano esponenzialmente le domande di assistenza ma come conseguenza dei tagli alla spesa pubblica diminuiscono le disponibilità concrete per farvi fronte». Così gli anziani sardi diventano sempre più poveri. «Una società che invecchia deve saper affrontare le problematiche legate agli anziani», ha sottolineato il segretario generale. «In Sardegna questo non avviene, altrimenti non si spiegherebbe perché nel 2012 la Regione abbia destinato appena 300 milioni di euro per le politiche sociali».
SERVIZI Latita ancora, a giudizio del sindacato, la “domiciliarità”. «La Sardegna è la Regione con la minore rete di servizi assistenziali domiciliari in Italia: meno dell'1% contro il 3% della media nazionale», ha ribadito Agus. «Eppure questa strada consentirebbe anche un risparmio notevole della spesa sanitaria», gli ha fatto eco Pasquale Manca, segretario regionale Fnp. Un esempio? «Un malato di Sla costa allo Stato 52.000 euro all'anno con l'assistenza domiciliare, 800 euro al giorno, pari a oltre 290.000 all'anno, con il ricovero in una struttura ospedaliera», ha spiegato.
Indotto dalla crisi economica che non risparmia le giovani generazioni, aumenta anche il fenomeno dei «nonni come ammortizzatori sociali», vale a dire gli anziani che si fanno carico, con fatica e spese aggiuntive, dei propri figli. «Questo è un ulteriore dramma», ha precisato Agus, «gli anziani sono doppiamente colpiti dalle istituzioni. Da un lato, infatti, stanno contribuendo quali ammortizzatori sociali d'emergenza al reddito delle generazioni più giovani, grazie alla, seppur magra, stabilità degli introiti che percepiscono. Dall'altro sono considerati ancora come soggetti privilegiati sui quali poter scaricare riduzioni della spesa pubblica».
SEMPRE PIÙ SOLI A rendere, poi, più scuro il quadro è la solitudine degli anziani: in Sardegna l'8,41% di queste persone vive sola. La solitudine raggiunge livelli particolarmente significativi nelle province di Oristano, Nuoro e dell'Ogliastra. E in questi territori le donne sole sono in numero maggiore rispetto agli uomini. «Quello che serve è un sistema di servizi efficienti che sia in grado di offrire agli anziani un sempre maggior grado di autonomia e di sicurezza nella vita. Diversamente», ha concluso il segretario generale, «si creano pericolose situazioni di emarginazione ed esclusione sociale». Giovedì e venerdì prossimo, il sindacato dei pensionati e anziani della Cisl riunisce i vertici a Villanovaforru per il congresso regionale: sarà quella l'occasione per preparare una piattaforma rivendicativa da sottoporre alla Regione.
Mauro Madeddu

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