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L'unione sarda. «Siamo addolorati per questo orrore»

GLI INDAGATI. Nelle case delle famiglie sfrattate visitate dai carabinieri subito dopo il delitto

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I carabinieri sono tornati nelle abitazioni delle famiglie sfrattate: semplici comunicazioni d'ufficio dopo gli esami stub eseguiti mercoledì sera. «Stanno facendo il loro lavoro, questo lo capiamo. Noi, dal canto nostro, abbiamo la coscienza a posto e le mani limpide. Avremo pazienza, ma ci addolora molto essere accostati a tanto orrore».
Nel giorno dei funerali, mentre tutta la città arriva nella parrocchiale di San Paolo per l'ultimo saluto a Mario Testoni, le strade del quartiere sono deserte, le case con le finestre sprangate. Sono tutti in chiesa, tranne le famiglie precipitate dentro il registro degli indagati sulla scia di questa storiaccia della lite giudiziaria quasi trentennale con la cooperativa edilizia Su Nuraghe. Cinquantasei soci contro 4 ex soci, vertenza finita poche settimane fa con il decreto di sfratto (che sarà eseguito l'8 maggio) confermato in Appello per questi ultimi. «Siamo 27 anni nelle mani degli avvocati. È questa, è la legge, l'unica strada che abbiamo seguito e seguiremo, in futuro, per difendere le nostre case. Ora sta accadendo tutto questo...».
È da 27 anni che nel rione dominato dalla chiesa parrocchiale i rapporti di vicinato sono regolati in base agli equilibri della coop che ha costruito queste abitazioni a Monte Gurtei: qualche pretenziosa villetta, perlopiù appartamenti di 70 e 90 metri quadri. In sintesi, tutto il vicinato contro le quattro famiglie che, nel gennaio del '90, furono espulse dal consorzio. Questioni di rilievi fatti sulla gestione dei conti e conseguente riduzione della quota versata. Quote che continuarono a essere depositate ogni sei mesi, con la formula “salvo conguaglio”, in un libretto al portatore intestato alla cooperativa. Comunque sia, questa gente ha perso la causa e, dopo quasi tre lustri di guerra a colpi di carte bollate, tra sei settimane dovrà lasciare la casa.
La battaglia in tribunale è sempre stata anche una guerra fredda di vicinato. Rancore, tensioni e indifferenza scambiati reciprocamente. E ora un delitto che getta un'ombra sul quartiere. E l'incubo di queste quattro famiglie che si ritrovano con mariti e figli indagati per l'omicidio di Mario Testoni. «Pur di farlo tornare indietro - dicono - affronteremmo altri trent'anni di battaglia in tribunale».
I carabinieri hanno bussato alle loro case la sera stessa, un'ora e mezzo dopo che tutto il rione ha sentito l'eco delle due fucilate. Da via Laporta a via Tharros a via Tavolara, sono pochi passi. Tutti, uomini e donne, sono stati interrogati e messi a confronto. Suo figlio dov'è? Mio figlio è in centro. Lo chiami. Quella sera stessa sono stati fatti gli esami stub su quattro uomini. Che, tecnicamente, sono finiti nel registro degli indagati. C'è chi, tra loro, non ha aspettato che gli dicessero di porgere mani e vestiti e si è fatto avanti. «È bene che si faccia chiarezza». Gli esiti dello stub arriveranno a giorni. E intanto i carabinieri non trascurano altre piste. (p. s.)

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