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L'unione sarda. «Ora vendicato un torto»

La concessione della fiscalità di vantaggio è un primo passo Lippi (Confapi): bisogna avviare subito i porti franchi doganali

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Adesso un primo passo è stato fatto e soprattutto è stato vendicato un torto subito dalla Sardegna. Oltre un anno fa, il consigliere regionale sardista Paolo Maninchedda denunciò nell'aula di via di Roma la concessione di una fiscalità di vantaggio alla città di Milano, mentre questa forma di agevolazione da sempre veniva negata alla Sardegna. Ora, c'è un'inversione di marcia, visto che un primo tassello è stato posto, con la firma del decreto che concede la fiscalità di vantaggio al Sulcis nell'ambito del piano per il rilancio di questo territorio. Ma potrebbe essere solo un primo passo verso quello che il governatore Ugo Cappellacci ritiene sia un progetto più ampio, con il riconoscimento, come chiesto a Bruxelles, di una zona franca integrale all'intera Isola e l'estensione del regime di fiscalità di vantaggio a tutta la regione. Ad auspicarlo sono anche le forze produttive e sociali della Sardegna, anche se non manca un certo scetticismo (soprattutto sul piano formale, meno su quello sostanziale) nei confronti dell'iniziativa portata avanti dalla Regione, peraltro presa a modello da altre organizzazioni imprenditoriali, visto che nei giorni scorsi la Cna di Enna, in Sicilia, ha chiesto al governatore Rosario Crocetta di imitare la procedura avviata dalla Sardegna per ottenere la zona franca integrale.
IL CASO AZZORRE Nonostante abbia bocciato la proposta di istituire forme di fiscalità di vantaggio nelle Isole Azzorre, in territorio portoghese, la Corte di giustizia europea, nella sentenza del 2006 fissa un principio che potrebbe essere utile anche alla causa sarda. In sostanza, dicono i giudici di Strasburgo, non possono essere considerati aiuti di Stato gli incentivi fissati da una Regione nell'ambito della propria autonomia d'imposizione fiscale. Tradotto, se nell'Isola venissero ridotte tasse imposte dalla Regione non si andrebbe incontro a una sanzione, così come non ci sarebbe una condanna se si decidesse di ridurre un'aliquota che determina un gettito aggiuntivo destinato alla Regione, rispetto a quanto fissato invece da Roma. Un principio, dunque, che potrebbe aiutare l'Isola in questa difficile battaglia per il riconoscimento di una fiscalità di vantaggio e di una zona franca integrale in Sardegna.
LE IMPRESE Indubbiamente, la strada intrapresa da Cappellacci è ambiziosa. Non esiste un caso simile al mondo, con una zona franca integrale così vasta, osserva Alberto Scanu, leader di Confindustria Sardegna, visto che l'Isola non è una «piccola area territoriale come Livigno, né un'economia periferica come le Azzorre». Ma portare avanti questa battaglia, secondo Francesco Lippi, presidente regionale di Confapi, è giusto perché può permettere di ottenere «vantaggi aggiuntivi rispetto a quelli che già abbiamo».
La strada da percorrere con immediatezza, secondo Lippi, è quella di perseguire l'avvio dei porti franchi doganali, «perché le procedure sono abbastanza semplici e possono attrarre investimenti di aziende interessate a lavorare con i traffici estero su estero». È chiaro, aggiunge Lippi, «che servirà anche una cabina di regia nazionale che permetta di sviluppare le potenzialità del singolo territorio in modo sinergico». Tutto questo, inoltre, secondo le associazioni produttive andrebbe inserito in un quadro di confronto con le rappresentanze delle imprese costante nel tempo, piuttosto che provocato da moti di piazza.
PORTI E VANTAGGI FISCALI Anche perché, afferma Confindustria, la zona franca integrale, «così come proposta, determinerebbe un'ulteriore espansione della forbice tra entrate e spese», creando dunque problemi al bilancio della Regione. Ecco perché Alberto Scanu preferisce optare per la soluzione dei porti franchi doganali e per la fiscalità di vantaggio per le imprese, piuttosto che per la zona franca integrale.
Gli ostacoli burocratici da superare nella creazione di una zona franca integrale, invece, sono la causa che porta la Cisl a spostare il discorso sulla revisione del patto di stabilità come obiettivo immediato, visto che «la Regione è debole in un contenzioso, con lo Stato e la Ue, che avrebbe necessitato di un vasto fronte di alleanze», conclude il segretario generale Mario Medde, pur riconoscendo che la decisione di condurre questa battaglia da parte di Cappellacci «rappresenta una novità rispetto alle scelte finora messe in campo».
Giuseppe Deiana

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