Secondo il Tribunale del riesame la colpevolezza di Francesco Rocca si desume da una serie di indizi che prescindono dalle rivelazioni del teste-chiave. La prima è una considerazione logica: se è verosimile che i killer abbiano aspettato Dina Dore dentro casa, soltanto il marito poteva averli fatti entrare.
Poi ci sono i comportamenti anomali del dentista di Gavoi la sera del delitto: durante il viaggio di ritorno da Nuoro, insieme all'amante e a un'amica, giunto sulla collina che sovrasta Gavoi aveva rallentato la velocità della macchina fin quasi a fermarsi. Aveva scrutato la sua abitazione notando tutte le luci spente nonostante fosse buio da tempo. Quindi aveva telefonato alla moglie per tre volte, dopo le 18,40, senza mai preoccuparsi per le mancate risposte. Arrivato a casa dopo le 9 di sera, non aveva parcheggiato, come faceva normalmente, in garage ma fuori, senza fornire agli inquirenti alcuna spiegazione. Non solo: mentre alla vicina aveva detto di aver trovato la serranda del garage aperta (circostanza inverosimile perché i vicini se ne sarebbero accorti, soprattutto avrebbero sentito il pianto disperato della bambina), agli investigatori aveva detto di non ricordare.
E ancora: nei venti giorni precedenti il delitto ha avuto 37 contatti telefonici con Contu, le comunicazioni si erano interrotte poco prima per riprendere subito dopo. Infine: ha minacciato di morte la moglie il 22 marzo: vengono, ti prendono e neanche te ne accorgi. Proprio quello che è successo. (mfch)
