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L'unione sarda. Nuovi soci per i Moratti

La multinazionale petrolifera Rosneft acquista il 13,7% del capitale e lancia un'Opa su un altro 7,29%: operazione da 180 milioni

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In Saras arrivano i russi. E per la prima volta dopo più 50 anni di storia, l'azienda di Sarroch divide il business con un socio esterno. Gian Marco Moratti e Massimo Moratti hanno sottoscritto con Rosneft JV Projects S.A., indirettamente controllata al 100% da Rosneft, un contratto per la cessione del 13,7% del capitale sociale e pari al 21,5% della partecipazione complessiva dei venditori. Il corrispettivo pagato è di 178.498.510 euro. A seguito della compravendita, cui si darà esecuzione formale il 23 aprile, Angelo Moratti Sapa, la holding della famiglia Moratti, manterrà una partecipazione di controllo in Saras al 50,02%. I fratelli Moratti venderanno le azioni da loro personalmente detenute in Saras pari a 6 milioni di pezzi ciascuno.
L'AZIENDA La Saras, fondata nel 1962 da Angelo Moratti, rappresenta un tassello importante per l'economia isolana, occupando 1100 persone (quasi duemila con le controllate Sardaeolica e Arcola). L'attività del gruppo si è sempre concentrata nella raffinazione petrolifera. L'impianto di Sarroch, collocato sulla costa a Sud-Ovest di Cagliari, è uno dei più grandi del Mediterraneo per capacità produttiva. Negli ultimi anni, l'azienda è entrata nel settore della produzione di energia elettrica e nelle fonti alternative (soprattutto eolica).
L'OFFERTA Adesso in campo ci sono anche i russi, che hanno lanciato un'offerta pubblica di acquisto (Opa) su 69.310.933 azioni di Saras, a un prezzo per azione pari a 1,37 euro, che è lo stesso corrisposto in favore dei venditori. Il contratto di compravendita contiene disposizioni sulle modifiche dello statuto di Saras (che dovrebbero avvenire entro 6 mesi dalla data di perfezionamento della compravendita e, comunque, dopo l'assemblea del 24 aprile), «in forza delle quali, salva la nomina di un amministratore da parte dei soci di minoranza, uno dei membri del consiglio di amministrazione sarebbe tratto dalla lista dei candidati presentata e votata da un azionista che detenga singolarmente almeno il 12% del capitale della società».
I COMMENTI Igor Sechin, presidente di Rosneft, si ritiene soddisfatto: «Crediamo che questa operazione sia un importante passo per la costruzione di una collaborazione di lungo periodo tra Rosneft e Saras». Sulla stessa linea Gian Marco Moratti, presidente di Saras: «Diamo il benvenuto a Rosneft, il primo produttore di petrolio grezzo a livello mondiale quotato, come azionista rilevante della società, e siamo convinti che sia Rosneft che Saras ne beneficeranno sia nel breve che nel lungo termine».
LA BORSA Sull'annuncio del riassetto, Saras ha messo le ali a Piazza Affari. Le azioni della raffineria ieri sono balzate del 6,71% a oltre un euro. Secondo un analista di una casa d'affari interpellato da Mf-Dowjones, «l'affare era nell'aria: l'hanno finalizzato valutando la società alla luce del potenziale derivante dalle sinergie che possono scaturire dall'accordo con i russi». Gli analisti di Websim Intermonte vanno più a fondo: «Rosneft, tramite Saras, paga la raffineria di Sarroch un valore implicito di circa 3.500 dollari per barile raffinato al giorno, un dato che si confronta con i 12 mila dollari pagati da Lukoil per il primo 49% di Erg nel giugno 2008 e con i circa 9 mila dollari pagati per le tranche successive». In ogni caso, aggiungono da Websim, «Saras non sarà scalabile dopo l'ingresso di Rosneft. Il flottante», ossia le azioni che circolano liberamente in Borsa, «scenderà in un primo tempo al 36,25% (50,02% in mano alla famiglia Moratti più 13,70% di Rosneft). Su questa percentuale sarà poi lanciata un'Opa, sempre da Rosneft, a 1,37 euro per il 7,29% del capitale».
Lanfranco Olivieri

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