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?unione sarda. Stazzi del Qatar, alt e coro di no

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Dal nostro inviato
Augusto Ditel
OLBIA Stazzi (dis)uniti. Stazzi da demolire, prima che siano rifatti. Stazzi-grimaldello. Alt agli stazzi, nel nome dell'identità. Si fermano allo stop, i primi tre progetti del Qatar per la trasformazione e l'ampliamento di altrettante costruzioni che raccontano la storia millenaria della Sardegna, e in particolare di quella gallurese, regione dell'isola sulla quale ricadono i 2400 ettari conosciuti nel mondo come Costa Smeralda.
Il sospetto che le tre conferenze di servizio convocate per ieri mattina quasi alla chetichella, servissero da apripista alle altre 25 ristrutturazioni di stazzi che insistono nel territorio di Arzachena, è stato fugato da un rinvio della decisione: se ne riparlerà il 22 maggio, ma chissà cosa accadrà da oggi fino a quella data. Motivazione ufficiale: manca il Savi (servizio ambientale valutazione impatti) della Regione, e forse pure la Vas (valutazione ambientale strategica).
LA STORIA La pesante obiezione è stata sollevata dalla Soprintendenza, con una considerazione che si sposa alla perfezione con quanto dichiarato alcuni giorni fa a L'Unione Sarda da Sebastiano Chiodino, l'ingegnere di Arzachena che degli stazzi, della loro storia, e della funzione svolta nei secoli, almeno in Gallura, sa tutto o quasi. Essendo, questi immobili, “beni identitari”, non è pensabile di poterli considerare alla stregua di una qualsiasi ristrutturazione o ampliamento richiesto in base alla legge sul Piano Casa, così com'è avvenuto da parte dei tecnici che oggi fanno capo alla Qatar Holding, mentre ieri erano a libro paga di Tom Barrack.
LA DENUNCIA «È stata una proposta indecente - tuona il deputato Gian Piero Scanu -, qualcosa di scandaloso che per fortuna si è fermato. È impossibile isolare il restyling di tre stazzi dal contesto generale di quello che viene definito (non da me) il Piano Strategico del Qatar. Accanto a queste tre pratiche, ci sono quelle di Arzachena, molto più numerose: tutta roba presentata dallo studio Fadda di Cagliari, un tecnico che non ha fatto altro che riproporre quanto aveva immaginato Tom Barrack, il vecchio proprietario della Costa Smeralda».
IL COMUNE Anche l'assessore all'Urbanistica di Olbia, l'avvocato Carlo Careddu, condivide le preoccupazioni del parlamentare del suo stesso partito. «Scanu ha ragione - dichiara, senza indugi - il tema degli stazzi è assai delicato, visto che anche loro raccontano la storia della nostra terra. È bene che si presti parecchia attenzione, e condivido il fatto che se ne debba riparlare, dopo le osservazioni emerse durante le conferenza di servizio. Noi - prosegue il vicesindaco -, non rinunceremo a svolgere un ruolo politico: vorremmo prendere in esame il vero Piano Strategico della Qatar Holding, discuterne con gli investitori, valutarne costi e benefici, ricadute economiche, indotto, infrastrutture (la Olbia-Santa Teresa, un esempio per tutti). C'è un discorso aperto sui trasporti, sulla sanità. Insomma, su un progetto integrato di intervento sul territorio, così come era accaduto ai tempi dell'Aga Khan, è indispensabile un quadro d'insieme».
VOLARE ALTO Se a Scanu si chiede da dove derivi il suo no alla proposta della Qatar Holding, lui reagisce male. È spietato, nell'analisi. «Credo di conoscere la materia - premette il parlamentare -, l'ho trattata per anni, quando ero sindaco. Non sono contrario in via pregiudiziale, sono contrario alla riproposizione di quanto era già stato presentato all'amministrazione comunale di Arzachena, e favorevole invece a un confronto molto più alto». Affiora il problema, che per certi versi è un dramma anche in un territorio considerato più ricco (o meno povero) di altri: la crisi generale, e quella del settore dell'edilizia in particolare. «Non vivo su Marte - replica Gian Piero Scanu - della crisi, conosco moltissime sfaccettature, e a maggior ragione insisto nel bollare questo comportamento come una proposta indecente. Non si può dare del cibo avanzato a chi ogni giorno patisce la fame. Quindi - conclude l'unico rappresentante del Parlamento del territorio - confrontarsi con una proposta di alto livello nella quale il punto fermo sia il rispetto delle regole, e non la goffaggine e la protervia di questuanti e sensali di cui non se ne può più».
GLI INDIPENDENTISTI Un no al Piano del Qatar arriva pure da Irs (indipendentzia Repubrica de Sardigna), che attacca il presidente della Regione Ugo Cappellacci: «Il governatore vuole cambiare il Piano Paesaggistico Regionale, in nome dello sviluppo. Forse sarebbe meglio cambiare la parola “sviluppo” con “benessere del territorio”, progredendo in armonia con l'ambiente che ci ospita e di cui siamo parte. Neanche le solite promesse di posti di lavoro - sottolinea a nome di Irs Simone Maullu - possono ancora impedirci di capire che il modello turistico dei resorts e delle seconde case rappresenta per la nostra terra l'ennesima rapina di risorse difficilmente ripristinabili con le generazioni future. Dopo il cemento - conclude Irs - che cosa ci resterà? È una domanda che noi poniamo ai politici che stanno in Regione, ma in particolare alla giunta regionale».

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