Pena severa per Massimiliano Ballore, il falegname di 35 anni di Mamoiada, condannato ieri a quattro anni e 8 mesi di carcere col rito abbreviato per aver lanciato, lo scorso 17 novembre, una molotov contro l'abitazione del sindaco del proprio paese Graziano Deiana e avere, in quella stessa notte, dato alle fiamme il distributore automatico di sigarette della tabaccheria di Raffaele Dessolis. Così ha deciso il gup del tribunale di Nuoro Claudio Cozzella mitigando la richiesta del pm Giorgio Bocciarelli che aveva sollecitato cinque anni e 8 mesi. Max, diminutivo con il quale è conosciuto a Mamoiada l'imputato, dovrà restare a Badu 'e Carros dove si trova da cinque mesi in custodia cautelare: il magistrato ha infatti rigettato a richiesta dei domiciliari. A nulla è valsa l'istanza del difensore, l'avvocato Rinaldo Lai, che aveva invocato l'assoluzione dal reato di porto, detenzione e fabbricazione di materiale esplosivo, tenendo fermo l'incendio ammesso dallo stesso Ballore.
DIFESA AL CONTRATTACCO «Ricorreremo in appello», ha annunciato il legale, «in primo luogo non possiamo sorvolare sul fatto che la condanna sia arrivata dopo una Camera di consiglio congiunta a un processo di tutt'altri contenuti. E poi indizi e prove sono stati raccolti in maniera sommaria. Nel corso della perquisizione in falegnameria, effettuata nelle ore successive ai fatti, gli inquirenti hanno rinvenuto solo alcune bottiglie di birra, il cui contenuto avrebbe avuto odor di benzina. Ma secondo noi non corrisponde al vero, e non c'erano gli estremi per procedere». Per contro il giudice ha ravvisato elementi probanti sufficienti, compresa la scritta sui muri di Mamoiada, rivendicazione dell'azione intimidatoria, attribuita a Ballore sulla base di una firma sicuramente sua comparsa su altre pareti.
MAMMA DISPERATA Ad accogliere con le lacrime agli occhi la sentenza, Michelina Dessolis, la madre dell'imputato presente ieri in tribunale insieme al marito Agostino Ballore. «Se mio figlio ha sbagliato è giusto che paghi il conto con la giustizia», ha commentato, «ma mi sembra che siano stati troppo duri».
Francesca Gungui
