«L'agricoltura sarda vive da molti anni in assoluta emergenza». La Cia - che ha chiamato a raccolta i suoi soci del Medio Campidano, dopodomani alle 18 nella sede del Consiglio provinciale in via Parrocchia - fa l'elenco dei problemi delle imprese. E sono tanti: «Politica regionale assente, costi di produzione crescenti, prezzi alla prima vendita stagnanti, burocrazia, emergenza nitrati, mancanza di impianti di trasformazione e di macellazione, filiere inesistenti, sicurezza sul lavoro e aree interne avviate al degrado con la conseguente moria delle aziende agricole ormai sotto le 35.000 unità ». Un panorama difficile che richiede «politiche mirate e incisive capaci di rimettere al centro l'agricoltura, le ruralità e la residenzialità nel rispetto della salvaguardia dell'ambiente per la valorizzazione propria delle innumerevoli risorse della nostra isola».
LA PAC Secondo il presidente Francesco Erbì, «bisogna lavorare seriamente senza demonizzare niente e nessuno, distinguendo le produzioni di nicchia da quelle orientate al mercato globalizzato, quelle di qualità da quelle prodotte con costi sociali elevati». Insomma, «un lavoro serio in Sardegna, in Italia e a Bruxelles, capace di spingersi oltre gli slogan dell'etichettatura o del chilometro 0: un lavoro che attraversi la società sarda e che la veda alleata». Su questo, conclude Erbì, «ci viene incontro la nuova Politica agricola comunitaria 2014-2020. Ma dobbiamo avere la volontà di progettare insieme le cose utili, vere, e anche la fantasia non guasta». ( lan. ol. )
