Partecipa a labarbagia.net

Sei già registrato? Accedi

Password dimenticata? Recuperala

L'unione sarda. «Lo Stato mi impedisce di vivere? Allora faccio prima io a uccidermi»

Un imprenditore sale su una gru e minaccia di buttarsi da trenta metri

Condividi su:

Non è nuovo a queste forme clamorose di protesta ma Daniele Delogu, 60 anni, ex carabiniere in pensione diventato imprenditore, non ne poteva proprio più. Lui, titolare della Digiemme, azienda di Ottava che si occupa di soccorso stradale e, soprattutto, di custodia delle auto sequestrate dalla Procura e dalla Prefettura di Sassari, ieri mattina si è arrampicato su una gru sino a raggiungere la cabina a trenta metri d'altezza. Ha minacciato di lanciarsi nel vuoto se non avesse ottenuto una risposta sul credito da oltre 600 mila euro vantato nei confronti dello Stato. Poi è stato convinto a desistere dai vigili del fuoco e da qualche amico.
LA STORIA È una storia vecchia, questa di Delogu, ma attuale come non mai visto quanto sta accadendo in ogni angolo del Paese. La sua aziendina avanza crediti per oltre 600 mila euro da Prefettura e Procura di Sassari. Nel cortile di Ottava, infatti, l'uomo ha custodito per anni, e ancora custodisce, auto e moto sequestrate dalle forze dell'ordine su disposizioni della magistratura. Giusto per fare un esempio, il deposito di un motorino costa 1500 euro l'anno e, al momento, nel cortile della Digiemme ce ne sono 29, molti dei quali da diversi anni.
L'IMPRENDITORE «Sono stato un carabiniere - dice Delogu, con un tono di voce ancora segnato dal drammatico gesto - e so molto bene quali siano le difficoltà del momento. Io non sto nemmeno chiedendo tutti i soldi che mi devono. Però, oggi non riesco a pagare le tasse, Equitalia vuole che io saldi un debito di 50 mila euro e non so come fare. Quei soldi io non li ho».
DEBITI CON EQUITALIA Da giorni Delogu stava pensando a come far fronte agli impegni. Ma l'unico modo per risolvere la questione era di poter disporre della liquidità necessaria. «Mi hanno detto - spiega l'imprenditore - che la colpa era mia: non mi ero fatto sentire né avevo reclamato quanto mi spettasse. È assurdo». Già, ma questo è lo Stato. Un debitore viene sollecitato dagli uffici, un creditore deve sollecitare.
GESTO CLAMOROSO Oppure, come ha fatto Delogu, ricorrere a iniziative di protesta che, quantomeno, riescono ad attirare l'attenzione sul problema. L'anno scorso, sempre di questi tempi, l'uomo aveva minacciato di buttarsi da un dirupo vicino a Ossi. Era tornato sui suoi passi quando gli avevano assicurato il pagamento di una tranche del credito.
PROMESSE DISATTESE «Sì, mi avevano dato 16 mila euro - ricorda - promettendomi di pagare il resto successivamente. Oggi siamo di nuovo punto e a capo. Io sto pagando l'affitto del terreno, le rate di un camion che ho acquistato per poter continuare a lavorare e ancora non hanno provveduto a saldare i debiti». Nel frattempo, la situazione è peggiorata. Il pressing di Equitalia ha fatto perdere il sonno a Delogu. «Ho una figlia adolescente - aggiunge - e non sono in grado di sostenere la sua crescita, le sue esigenze. Che dignità può avere un padre nelle mie condizioni? Non credo che stia chiedendo l'impossibile, solo quanto mi serve per vivere in maniera decorosa e far vivere decorosamente la mia famiglia». ( v. f. )

Condividi su:

Seguici su Facebook