Meno uno. Un giorno allo sfratto. «Però la speranza non voglio perderla, sa?». Clorinda impila i faldoni di documenti che raccontano una battaglia lunga trent'anni. Pile di fascicoli, lettere, dispositivi di sentenze, fotocopie di cedole bancarie. Fogli ingialliti e pagine non intaccate dal tempo. «Qui c'è la storia della mia casa e della mia famiglia. Spero che qualcuno voglia vederle per davvero, queste carte».
IL RICORSO NEGATO Assieme ai due figli e al marito Elviro Coloru, poliziotto in pensione - domani Clorinda Contu, 60 anni, dovrebbe lasciare l'abitazione di via Tharros, 65 metri quadri nel quartiere Monte Gurtei a Nuoro. Sloggio esecutivo, epilogo di una vertenza con la cooperativa edilizia Su Nuraghe che ha coinvolto altre tre famiglie. A gennaio, la Corte d'appello di Sassari ha rigettato il ricorso contro il provvedimento di sfratto e ora solo un intervento della Provincia (all'ente, infatti, sono state demandate tutte le funzioni ispettive sull'edilizia economica e popolare prima in capo al Ministero del Lavoro e poi alla Regione ndr ) può fermare l'ufficiale giudiziario e far sì che quattro famiglie, con diverse persone anziane e malate, non finiscano sulla strada. Una patata bollente, questa storia della coop Su Nuraghe, che tra l'altro è finita dentro le pieghe dell'inchiesta sull'omicidio di Mario Testoni, il presidente del consorzio edilizio ucciso il 20 marzo scorso davanti al cancello della sua villetta di via Laporta. La vertenza tra i 56 soci e le quattro famiglie espulse nel '90 è la pista sulla quale le indagini si sono concentrate fin dall'inizio, con tanto di controlli, perquisizioni, interrogatori. E quattro esami stub per altrettanti indagati, uno per ogni focolare degli abusivi. Tutti hanno respinto con orrore le accuse. Ma questa è un'altra storia, e per completarla occorre ricordare che il giorno prima del delitto le quattro famiglie avevano presentato in Provincia la richiesta di conciliazione «e di transazione delle controversie pendenti con la cooperativa Su Nuraghe».
LA BUROCRAZIA SORDA È passato un mese e mezzo e ancora niente. «Io, però, non perdo la speranza», dice Clorinda gettando uno sguardo alla madonnina che presidia l'ingresso della casa. Il problema è che l'intercessione divina non può sbrogliare una vertenza incasinata dai freni della burocrazia e dalle spire della prescrizione. Serve, piuttosto, che chi di dovere controlli bene le carte. Le controlli fin dall'inizio, da quando cioè questa storia è cominciata.
LE CHIAVI Clorinda Contu ha ricevuto le chiavi della sua casa nel 1983, il giorno di San Silvestro. Grande lavoratrice con un diploma di maestra di scuola materna, era entrata nove anni prima nella graduatoria della cooperativa Su Nuraghe che costruiva appartamenti e villette con un fondo per l'edilizia economica e popolare. «Era il mio sogno: un tetto e una famiglia». Lei e Elviro entrarono nel loro nido dopo il matrimonio, nel settembre 1984. «La casa non era finita, abbiamo dovuto fare tanti lavori, ma ero contenta così, almeno all'inizio...». Già. I problemi cominciarono appena un anno dopo, quando Clorinda e un'altra ventina di soci della coop scrissero una lettera ai vertici del sodalizio per chiedere chiarimenti sui conteggi delle rate del mutuo. «I conti non tornavano, volevamo vedere i verbali del consiglio di amministrazione». Finì che, mentre la maggior parte dei firmatari di quella lettera si defilarono, arrivò a Nuoro un ispettore del Ministero del Lavoro, e anche la Guardia di Finanza cominciò a spulciare i bilanci della cooperativa. Il rapporto dei militari del nucleo di polizia tributaria delle Fiamme gialle (18 aprile 1986) planò sul tavolo del pubblico ministero e si arrivò così all'accusa di appropriazione indebita aggravata per Giovanni Gambioli, primo presidente della cooperativa Su Nuraghe, che venne rinviato a giudizio e che, nel marzo '96, se la cavò perché il reato era ormai estinto per prescrizione. «Noi l'abbiamo saputo l'anno dopo». Va detto che Gambioli era tra i firmatari della delibera del cda che, il 28 dicembre '89, decretò l'espulsione di Clorinda Contu e delle altre tre famiglie. Fuori dalla coop per morosità.
LE RATE «Non mi sono mai rifiutata di pagare le rate, anche dopo l'espulsione». Clorinda conserva tutte le ricevute di versamento “salvo conguaglio” su libretti bancari al portatore intestati alla cooperativa Su Nuraghe. Ha finito di pagare il mutuo nel 2009. E intanto ha affrontato la battaglia in tribunale, anni e anni di carte bollate, ricorsi e controricorsi. «Non ho mai rubato neanche uno spillo, in vita mia. Né ho mai truffato nessuno. Questa è la mia casa, pagata con tanti sacrifici miei e di mio marito».
Piera Serusi
