È davvero incredibile rilevare come anche i più recenti episodi di grave inquinamento ambientale avvenuti nel nord Sardegna siano stati “digeriti” da istituzioni e opinione pubblica in maniera molto diversa da quel che è accaduto, ad esempio, all'Ilva di Taranto.
Sono passati appena due anni da quando, nella notte fra il 10 e l'11 gennaio 2011, da una condotta della centrale E.On di Fiumesanto fuoriuscirono 50 tonnellate di olio combustibile che finirono in mare e si sparsero nel Golfo dell'Asinara. Non solo il tratto nel litorale di Porto Torres: la marea nera arrivò addirittura a Santa Teresa di Gallura. Per questo episodio è in atto un procedimento penale, che ancora sembra lontano dalla sua conclusione.
NOVEMBRE 2012 Un altro episodio recente è quello del novembre 2012: la fuoriuscita di acido cloridrico da un serbatoio - situato nell'area dei gruppi di produzione 3 e 4 - aveva portato all'evacuazione della centrale. I lavoratori avevano trovato riparo grazie al muro di contenimento e così solo per caso non c'erano state conseguenze gravi, immediate, per gli operai. L'acido cloridrico è altamente tossico e basta una sola situazione sfavorevole per trovarsi di fronte a una tragedia. In precedenza un altro fatto grave: un'esplosione e la grata metallica proiettata a centinaia di metri di distanza, con atterraggio in un cantiere delle imprese esterne. Per non dimenticare quello di fine giugno del 2012 (ma anche quello del luglio 2011), con una colata di cenere da un silo e quattro lavoratori vivi per miracolo.
DICEMBRE 2012 Il 1 dicembre 2012 un altro gravissimo episodio: salta una valvola di sicurezza e per tre ore l'olio fuoriesce dalla condotta, con il terreno tutto attorno inzuppato di sostanze altamente nocive. Tonnellate sgorgate durante la notte a causa del cattivo funzionamento del sistema di sicurezza che regola l'impianto. Questi gli episodi noti, che sono diventati un problema serio per le popolazioni del Nord Sardegna. Un problema che andrebbe risolto il prima possibile. ( a. mur. )
