Svuotare le dighe per verificare se sono a prova di terremoto? «In Sardegna una follia». Questo il leit motiv delle reazioni sollevate dalle norme anti-sismiche in vigore tra un mese. «L'isola», commenta il governatore Cappellacci, «non può accettare, neppure come ipotesi, l'eventuale svuotamento degli invasi».
Un'iniziativa «illogica, alla luce delle caratteristiche di una Regione come la nostra». Ed è un coro di no, nell'isola, con la presa di posizione anche dei Riformatori Sardi e del parlamentare del Pdl, Salvatore Cicu, che ha annunciato che nei prossimi giorni incontrerà «la segreteria del Ministero delle Infrastrutture per aprire un tavolo di confronto sull'attuazione di modifiche immediate al Decreto Ministeriale».
La questione è stata anche al centro di un incontro a Roma tra l'assessore regionale dei Lavori pubblici, Angela Nonnis, e il direttore generale del Servizio nazionale dighe del ministero delle Infrastrutture. Durante il vertice Nonnis ha avanzato l'esigenza che per gli sbarramenti sardi esistenti siano valutati, preliminarmente all'entrata in vigore delle nuove norme tecniche previste dallo Stato, gli impatti delle modalità di applicazione e le conseguenze in termini di funzionalità di sistema. Ciò a seguito di quanto già espresso in sede di Conferenza Stato-Regioni, dove sono stati depositati degli emendamenti al testo della proposta normativa finalizzati a sospenderne l'applicazione per le dighe isolane già esistenti, in attesa degli approfondimenti di una commissione di esperti prevista dal nuovo testo, nonchè per l'esclusione in toto delle piccole dighe dalla futura entrata in vigore della legge.
Nel corso della riunione l'assessore ha inoltre sottolineato l'importanza che le opere di sbarramento e di invaso rivestono nel fragile equilibrio del bilancio idrico della Sardegna soprattutto al fine di assicurare continuità agli usi civili e alle attività agricole e imprenditoriali e per porre le basi a nuove ipotesi di sviluppo. «I rappresentanti dell'Ufficio dighe ministeriale hanno condiviso alcune delle criticità da noi sollevate», ha spiegato l'assessore. Il deputato del Pdl Mauro Pili ha invece presentato un'interrogazione urgente al ministro delle Infrastrutture Lupi. «La sola ipotesi di buttare a mare oltre un miliardo e mezzo di metri cubi d'acqua è surreale e frutto di una perversa norma».
