Le dighe sarde sono salve, a Roma nessuno vuole svuotarle. «Seguo la vicenda e chiariremo presto tutti gli aspetti tecnici e normativi con il Servizio nazionale dighe. Nessun allarmismo», spiega il sottosegretario alle Infrastrutture, Erasmo D'Angelis. Quanto alla possibilità di svuotare gli invasi per verificare se sono in regola con le norme antisismiche, «si tratta di un provvedimento in corso di approfondimento. Abbiamo ben presenti i problemi connessi alla carenza di risorsa idrica in Sardegna e l'immenso valore dell'acqua, soprattutto nei mesi estivi».
«Nessuno vuole aumentare le criticità del settore», aggiunge il sottosegretario, «e svuotare gli invasi dell'Ente Acque, attualmente con circa 2200 milioni di metri cubi di preziosa risorsa invasata, buttandone via 1.500 milioni. È del tutto evidente poi, per quanto riguarda la normativa anti-sismica, che la Sardegna è tra le pochissime aree della nostra penisola che ai fini della pericolosità sismica rientrano in zona 4 con sismicità molto bassa. Resta, in ogni caso, il tema della valutazione tecnica circa la progettazione e la costruzione delle dighe di sbarramento italiane alla luce dell'entrata in vigore delle nuove normative di sicurezza. Ma ciò non può comportare automatismi privi di alcuna logica».
Sulla vicenda è intervenuto anche Sisinnio Piras, consigliere regionale del Pdl che ha presentato un'interrogazione urgente: «Neanche una goccia d'acqua deve essere riversata in mare». Per l'assessore regionale all'Agricoltura si tratta di «un'ipotesi che non sta né in cielo né in terra. Se dovessimo rinunciare alle scorte degli invasi isolani tutta la Sardegna sarebbe in ginocchio».
