Prima le primarie. Prima la necessità di vincere le Regionali. E allora il Pd accelera improvvisamente: subito la scelta del candidato governatore, entro luglio se non addirittura a fine giugno. La svolta, a sorpresa, la detta Silvio Lai chiudendo a Oristano una direzione regionale durata dieci giorni: il 3 maggio la prima puntata, ieri gli altri interventi e la replica del segretario. E pure la mezza ricandidatura di Renato Soru, in questo caso non proprio a sorpresa: «Se deciderò di correre per la leadership, i processi non mi fermeranno».
IL CONGRESSO Lai tiene coperta fino all'ultimo la mossa finale. Nel dibattito si discute soprattutto dei tempi del congresso del Pd sardo: se farlo subito, se rimandarlo. Francesco Sanna suggerisce un election day democratico: «Facciamo coincidere la votazione per il nostro segretario con quella per il leader che guiderà la coalizione alle Regionali del febbraio 2014».
Dieci giorni prima, la relazione del segretario sembrava spostare il congresso locale quasi di un anno. Silvio Lai aveva annunciato invece l'imminente nomina di una nuova segreteria regionale unitaria, con tutte le aree del partito. Su questo stavolta emergono dubbi: «Siamo davvero convinti che un allargamento della segreteria sia la risposta adeguata per evitare lo sfascio?», chiede la presidente dell'assemblea, Valentina Sanna, che ritiene «non più rinviabile il congresso fondativo del Pd sardo: lo farei a metà luglio, poi entro l'anno le primarie di coalizione».
«Congresso subito» anche secondo Mario Bruno: «Oggi i sardi non sanno che cosa vuole il Pd, a chi si rivolge. Rispetto a quando eleggemmo l'attuale assemblea regionale e la direzione, è cambiato il mondo». «Non rimandiamolo», chiede Caterina Pes, dopo una severa analisi degli errori della dirigenza nazionale all'indomani della «non vittoria» elettorale. Luca Clemente dà voce alla perplessità di molti giovani: «No all'esecutivo unitario, se serve solo a sterilizzare la discussione».
«PARLARE ALLA GENTE» Giuseppe Cuccu invece concorda col segretario sull'opportunità di non sovrapporre congresso e primarie, e di concentrarsi soprattutto sulla competizione per la guida della Regione: «Smettiamola di parlare tra di noi, parliamo alla gente». Appello lanciato, nell' ouverture di dieci giorni prima, anche da Chicco Porcu («non richiudiamoci in interminabili discussioni interne»).
Cuccu però aggiunge un riferimento alle primarie per la leadership, vorrebbe sapere chi è in campo e chi no. In pratica chiama in causa Renato Soru, che proprio durante l'intervento del consigliere regionale si iscrive a parlare. Prende il microfono più in là , prima delle conclusioni di Silvio Lai, e anzitutto insiste sull'opportunità di celebrare subito la nascita del Pd sardo, ignorando le sottili ironie di chi (Pier Sandro Scano) aveva sottolineato che «di un partito autonomo da Roma si sente parlare da quindici anni»).
LA DECISIONE Ma è quando Soru arriva a parlare delle proprie intenzioni che in sala cala il silenzio. «Quando ero sotto processo, un processo che mi ha visto assolto in primo e secondo grado», dice, partendo da lontano e alludendo al caso Saatchi, «non mi sono più candidato a niente». Nel maggio 2014 sarà a giudizio per evasione fiscale, «per soldi che non ho mai preso. Stavolta questo non mi fermerà , se deciderò di candidarmi». Resta il se : «Non devo dire ora cosa farò».
Lai però coglie in contropiede anche Soru, annunciando il voto (di coalizione) entro luglio per il leader del centrosinistra. Il segretario conta di incontrare rapidamente gli alleati e definire entro 15 giorni una bozza di regole per le primarie, da portare poi all'assemblea regionale. «Quale coalizione, quali regole?», lo interrompe Soru. «L'alleanza è il centrosinistra attuale», ribatte Lai. Ma la tensione tra i due non sfugge a nessuno.
Giuseppe Meloni
