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L'unione sarda. Trasporto locale, riforma al palo

L'assessorato regionale: tutto legato al destino delle Province

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La riforma del trasporto pubblico locale stenta a decollare. La manifestazione dei sindacati sotto il Consiglio regionale, ieri mattina, ha riportato l'attenzione sul settore e sui progetti di riorganizzazione in Sardegna, dove attualmente operano 54 aziende private e cinque pubbliche. «Troppe», dicono sindacati e operatori, portando come esempio quello che accade in Francia, dove ci sono appena 4 aziende di trasporto pubblico. La parola d'ordine, quindi, è accorpare, anche se in Sardegna non è ancora chiaro quali saranno le scelte politiche per la definizione del sistema di trasporto locale.
IL PIANO La Regione avrebbe dovuto predisporre e approvare un piano d'ambito per definire in quale porzione di territorio programmare le attività di trasporto pubblico locale. Cioè se accorpare l'intero territorio regionale, affidando i servizi di trasporto a un'unica azienda, oppure creare più ambiti, con altrettanti gestori dell'attività. Nei mesi scorsi, si era parlato della possibilità di creare un unico ambito in Sardegna, con due sottoambiti a Cagliari e Sassari. Un progetto che piace ai sindacati e che prevede poi la possibilità di affidare il servizio in modo diretto a una società in house della Regione, che in questo caso sarebbe l'Arst. Il direttore generale dell'assessorato dei Trasporti, Gabriele Asunis, nominato di recente dalla Giunta Cappellacci, spiega però che «una legge regionale impone di creare ambiti coincidenti con quelli provinciali, ma è chiaro che al momento appare difficile concludere il procedimento visto che le divisioni provinciali potrebbero sparire a breve». Accelerare su un unico macroambito, inoltre, significherebbe far sparire le quattro aziende pubbliche che attualmente operano nei capoluoghi delle Province storiche. «Bisognerebbe espletare subito le gare con il rischio di perdere posti di lavoro», afferma.
ARST Con un unico ambito regionale, dunque, l'Arst, che attualmente gestisce i servizi regionali con proroghe trimestrali o mensili, in assenza di una norma di riferimento, sarebbe favorita, in quanto fino al 2019 è possibile affidare l'attività a una società in house. Il che potrebbe permettere alla Regione di accorpare le aziende, fare sinergie e risparmiare. «La Regione paga per intero tutti i servizi di trasporto pubblico, compresi quelli urbani garantiti nell'Isola», spiega il direttore generale dell'Arst Carlo Poledrini, «e va detto che da quando c'è stato l'accorpamento con Ferrovie meridionali e Ferrovie della Sardegna, i risparmi sono stati consistenti». Si parla di oltre 20 milioni.
DOMANDA Negli ultimi tempi, si è registrato un forte incremento della domanda di trasporto pubblico. Un dato che potrebbe spingere a investire su questo settore, anche se non è facile trovare i fondi, soprattutto per ammodernare il parco mezzi, posto che circa la metà degli 810 autobus dell'Arst inizia a essere un po' vecchia, mentre sul fronte dei treni si torna indietro di decenni, con carrozze del 1934 che ancora viaggiano a Sassari.
Giuseppe Deiana

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