«Gli imbroglioni? Sarebbe stato il caso che i colpevoli fossero processati e condannati. Invece, hanno portato via i soldi e da falsi imprenditori hanno screditato tutta la categoria». Roberto Bornioli è presidente nuorese di Confindustria, professa la linea dura verso chi ha rastrellato i soldi del contratto d'area, nato per rilanciare l'industria in crisi e tradito da tanti arraffoni impuniti. Ma non ci sta a buttare a mare quel che resta. «La formula poteva essere giusta, è stata sbagliata la selezione delle imprese».
LE CARENZE E allora guardando all'area industriale distesa tra Ottana e Bolotana Bornioli punta l'indice sulle mille carenze infrastrutturali, immutate a 15 anni dal contratto d'area. Strade, internet, illuminazione, adsl riecheggiano come miraggi. Senza contare le falle di una sicurezza che lascia indisturbati i ladri di girovagare tra i capannoni. «Quest'area non è mai stata infrastrutturata per bene. Oggi è difficile fare impresa ovunque tra tasse, mancati pagamenti della pubblica amministrazione, Equitalia. A tutte queste problematiche a Ottana si aggiungono gravi penalizzazioni. Qua resistono circa dieci aziende del contratto d'area, ma in condizioni estreme. E allora bisogna pensare soprattutto a loro che devono affrontare penalizzazioni enormi. Per esempio, è normale non ricevere la posta? Il contratto d'area avrebbe dovuto garantire infrastrutture e servizi, ma a distanza di 15 anni lo Stato non lo ha fatto».
IL MODELLO A dispetto di carenze storiche e pessimi trend di mercato c'è un'azienda eccellente, richiamata come modello ideale e anche possibile nel deserto industriale del centro Sardegna. “Antica fornace” dà lavoro a 117 dipendenti, vende all'estero guarnizioni in gomma, resiste ai freni infrastrutturali e progetta di ampliare produzione e personale per completare a Ottana l'intero processo produttivo. «Se queste aziende dovessero chiudere la situazione sarebbe più drammatica», sottolinea Bornioli pensando anche alla produzione del pet per bottiglie e ad attività minori.
BONIFICHE Dopo la fuga della grande industria con la smobilitazione di Eni resta misterioso e indefinito il capitolo inquinamento che pure avrebbe potuto consentire l'attecchimento di nuove imprese nel settore delle bonifiche. Frontiera promettente anche in termini occupazionali, tentata nel Sassarese, inseguita nel Sulcis nel nome della riconversione industriale. «La Syndial ha avviato l'istruttoria per capire il grado di inquinamento, passaggio necessario per procedere alle bonifiche. Ma è talmente lenta che dura anni e anni, senza arrivare a conclusione», sottolinea Bornioli. «Negli atti della Regione e dello Stato Ottana è un sito “potenzialmente inquinato”. Ma non si sa che tipo di materiali ci sono e l'entità della loro presenza». Non resta che insistere sulla salvaguardia delle imprese superstiti perché lo sviluppo - sostiene - non può rimanere orfano dell'industria. Dice: «L'industria non è fatta solo di imbroglioni e di inquinatori. È fondamentale preservare il presente, al di là di quello che è successo nel passato. Bisogna concentrare l'attenzione sulle realtà attuali». ( m. o. )
