Sobrietà e niente sprechi, la linea di condotta dettata dal vescovo. Monsignor Mosè Marcia, tra l'altro, ha imposto che la questua, cioè la raccolta dei fondi, venga fatta solo nelle parrocchie della città e nei paesi della forania di Bitti, non più in mezza Sardegna. Prima un invito, poi una raccomandazione, infine un monito per i devoti di San Francesco che ogni anno, da secoli, nel santuario in territorio di Lula rendono onore al simulacro del poverello d'Assisi - veneratissimo a Nuoro, in tutta la Barbagia e in Baronia - con una festa degna dei reali di Spagna.
IL SIMULACRO IN CASA «Ma dove sono gli sprechi? Dov'è lo sfarzo? Noi sappiamo soltanto che il nostro dovere è quello di accogliere al santuario tutti i pellegrini e per far questo occorre tanta, tanta roba». Gina Ladu, casalinga di 47 anni, e il marito Giuseppe Sedda, 51 anni, operaio forestale, quattro figli, sono i nuovi priori di San Francesco di Lula. Un impegno di fede e devozione, puntualizzano. Onore e oneri che stravolgeranno la loro vita fino al mese di ottobre del prossimo anno tra feste, banchetti, orazioni e brindisi. Nella loro casa, quartiere di Monte Jaca a Nuoro, la minuscola nicchia col simulacro del santo è poggiata su un tavolino che sembra un altare. La statua benedetta è il simbolo del passaggio delle consegne tra i vecchi e i nuovi priori (passaggio che avviene l'8 maggio, nel mezzo della novena) e il resto arriverà a giorni. Il resto sono i registri del priore, i quaderni sui quali vengono segnate le entrate (offerte raccolte durante la questua, gioielli donati al santo come ex voto) e le uscite, ad esempio le spese che vengono affrontate per ristrutturare il santuario e le cumbessias, ottanta casette dove abitano i novenanti che, assieme ai pellegrini pendolari, dal primo al dieci maggio arrivano a Lula per sciogliere il voto a Santu Franziscu.
L'ACCOGLIENZA «Centinaia di persone che vanno accolte e rifocillate: è questo il nostro dovere di priori», avvertono Gina e Giuseppe. Un'accoglienza che, in effetti, deve sembrare un poco esagerata a un forestiero. E apposta monsignor Mosè Marcia ha imposto sobrietà e misura. Ai pellegrini - che arrivano a piedi o intruppati in pullmino - si offre la colazione e il filindeu (minestra preparata con una pasta speciale che viene fatta solo a Nuoro). All'uscita di ogni messa il bicchierino di vino bianco coi biscotti, il caffé o il vov. C'è poi il pranzo e la cena a base di carne e formaggi. «Una spesa e un impegno che - spiegano Gina e Giuseppe - i priori possono affrontare solo grazie all'aiuto degli amici e dei familiari, e il contributo dei tanti nuoresi devoti al santo. C'è il pastore che dà la carne di pecora, chi regala i maialetti, chi dona le forme di pecorino, chi il formaggio per il filindeu». E poi ci sono i soldi. «Che servono per la cura del santuario e ovviamente per l'accoglienza dei pellegrini - sottolinea Gina Ladu -. Faccio solo un esempio: la pasta del filindeu, pietanza della tradizione, costa 15 euro al chilo. Sa quanta ne consumiamo qui a San Francesco di Lula? Tre quintali».
POCHI PAESI PER LA QUESTUA I soldi sono quelli delle offerte in chiesa e quelli raccolti durante la questua di casa in casa. Nel primo caso, la cassetta sistemata nel santuario nei giorni della novena viene ritirata ogni sera dal sacerdote. «Quelle offerte restano alla Chiesa, che non contribuisce all'organizzazione della festa», puntualizza la prioressa. Il ricavato dalla questua, invece, va ai priori. «E ovviamente - ribadiscono Gina e Giuseppe - viene impiegato per affrontare le spese». Ora, nel decreto di nomina dei priori, il vescovo ha stabilito che “l'eventuale raccolta di fondi venga effettuata solamente nelle parrocchie cittadine, e a Bitti, Gorofai, Lula, Onanì e Orune”. La questua comincerà a giugno. «Ma noi - dice la prioressa - continueremo a chiedere un'offerta in tutti i paesi. Se i soldi arrivano, bene. Altrimenti, pazienza. Una immaginetta del santo e un invito alla festa non si negano a nessuno».
Piera Serusi
