Non si sa quando si faranno le primarie del centrosinistra, non si sa neppure se si faranno. In compenso però ci sono già molti possibili candidati. E gruppi che si organizzano: per esempio hanno ripreso a incontrarsi gli ex Ds, o meglio ancora ex Pds, finora un po' sparsi. Presto organizzeranno un'iniziativa pubblica, e non è detto che il lavorio non si traduca in un'indicazione comune per le Regionali.
VERTICI L'accelerazione data dal segretario del Pd Silvio Lai, che lunedì scorso ha annunciato per fine giugno o i primi di luglio il voto per scegliere il leader della coalizione, si è scontrata con mille visioni diverse (è o non è il centrosinistra, d'altra parte?). E la marcia non è partita così veloce. L'unica vera decisione, nel vertice di venerdì tra i segretari dei partiti, è stata la convocazione di altri due vertici tra i segretari dei partiti: il 24 maggio e il 31. È evidente che questa tempistica rivela la necessità di riflettere un po'.
REAZIONI Tra i primi a storcere il naso per l'ipotesi estiva era stato il coordinatore di Sel Michele Piras, che aveva sarcasticamente controproposto il 15 agosto. «Ho chiesto le primarie un anno fa», ragiona ora il deputato, «non si possono ignorare quegli appelli per mesi e poi svegliarsi d'improvviso». Sel non farà a tutti i costi l'anti-Pd, «ma non escludiamo neppure di votare in autunno».
«Niente fughe in avanti», ha avvertito anche il segretario dei Rossomori Tore Melis, bocciando la proposta del Pd «nel metodo e nel merito». Per la mancata riunione della coalizione, che poi è arrivata. Ma di più perché «al centro va messa l'idea progettuale del centrosinistra, a partire dai temi del lavoro e del modello di sviluppo».
Invece la segreteria regionale dell'Idv ha «valutato favorevolmente» l'accelerazione, e «l'indicazione secondo cui il centrosinistra deve rimanere nella sua composizione storica». D'accordo con lo schema Lai anche Alessandro Corona, segretario del Pdci: «Indire le primarie entro luglio risponde alle richieste da noi fatte mesi fa. Si parta dall'individuazione delle proposte programmatiche e dei confini dell'alleanza».
Ci sono critiche anche nel Pd. Ma altri, come Siro Marrocu, condividono «l'anticipazione della scelta del candidato presidente rispetto al nostro congresso. Unire le cose danneggerebbe sia il partito che la coalizione». Il deputato spera poi che la coalizione apra «alle forze autonomistiche e di centro: io voterò un candidato, o una candidata, disponibile a dialogare».
I NOMI Già , ma chi potrebbe essere? Nomi ne circolano parecchi, ma la prima domanda che tutti si fanno riguarda Renato Soru. Il suo intervento alla direzione di Oristano ha confermato che l'ex governatore ci sta pensando. Tra le alternative più quotate c'è l'eurodeputata Francesca Barracciu.
L'unico che da mesi si è candidato alle primarie è Roberto Deriu, presidente della Provincia di Nuoro, che anche ieri ha riunito i fedelissimi e annunciato la sua uscita dalla segreteria regionale: «Non per dissensi con Lai, anzi condivido la linea di dare priorità alle Regionali. Ma poiché sono in corsa per le primarie, non sarò più nell'esecutivo».
Restano in campo ipotesi come lo stesso Silvio Lai o il sindaco di Sassari Gianfranco Ganau. Si riparla di Tore Cherchi, e della sociologa Lilli Pruna, candidata con Sel alle ultime Politiche. Come nomi esterni ai partiti qualcuno pensa a Franco Siddi, segretario nazionale della Fnsi (il sindacato dei giornalisti).
LE MANOVRE Sulla scelta potrebbero avere un peso i movimenti dei democratici di provenienza Pds. Finora non hanno rappresentato una vera corrente interna, ma molti esponenti dell'area di recente hanno ripreso a riunirsi e fare ragionamenti comuni. Tra i protagonisti ci sono i parlamentari Ignazio Angioni e Siro Marrocu, il capogruppo consiliare Giampaolo Diana, il segretario provinciale di Nuoro Giuseppe Pirisi e altri. Si rivedranno a breve: l'idea è dare appuntamento a tanti ex compagni (ma anche ai giovani) per un'occasione pubblica, che potrebbe essere organizzata per i primi di giugno.
Giuseppe Meloni
