Dal nostro inviato
Piera Serusi
MACOMER «Appendetelo qui, così lo vedono tutti». Il gigantesco dipinto con antiche scene della sagra di Sant'Antonio del Monte, dono al Comune degli eredi del pittore Angelo Muroni, viene sistemato dove dice il sindaco. «Bello, eh? - commenta il primo cittadino -. Qui c'è parte delle nostre tradizioni». Ieri mattina, nell'ufficio al primo piano del Municipio, Riccardo Uda (avvocato, 46 anni) non aveva l'aria di uno che deve sbaraccare. Cinque anni fa, con un consenso del 61 per cento, strappò il Comune al centrosinistra e adesso - di nuovo in corsa con “Macomer per Macomer”, lista civica con dentro parte del Psd'Az e della destra cittadina - vorrebbe tenere addosso la fascia tricolore. «Adesso sì che posso cominciare a lavorare sul serio perché la città raccolga i frutti di tutti i sacrifici che abbiamo fatto. Avevo trovato il comune sull'orlo del dissesto; i fondi statali sono passati dai 2 milioni e 600 mila euro del 2008 a un milione e 219 mila di quest'anno. Avrò lasciato qualche buca sulle strade, ma abbiamo salvaguardato l'assistenza alle persone e alle famiglie in difficoltà».
LA CRISI Macomer, 10.431 residenti, è una città al collasso, la copia anemica di quello che un tempo era il fortino del tessile, dei trasporti, dei servizi, dell'agroindustria. Sul campo restano 3 mila cassintegrati e 2700 disoccupati. Negozi chiusi. Capannoni dismessi nell'area di Tossilo. Nell'ultimo lustro sono andati via mille residenti, perlopiù giovani che non torneranno. E in questo quadro sono ben cinque le liste in corsa per le elezioni comunali, un'ottantina di candidati (molti i giovani in tutti gli schieramenti) che - su temi quali lavoro, assistenza, servizi e questa storia dell'inceneritore sì o no - si contendono il voto di quasi 9.200 elettori. Quantomeno verrà sconfitto l'astensionismo: ci sono famiglie, parentadi spaccati. E ci sono partiti, spaccati. Per quanto riguarda l'area di centrodestra, il primo cittadino uscente, ad esempio (che peraltro ha una storia di sinistra ndr ), se la vedrà con parte della sua ex maggioranza: quattro dei suoi assessori (Lai, Masia, Barria, e l'ex vicesindaco Biccai) l'hanno lasciato per correre con Antonio Succu, ginecologo, 53 anni, sardista (appoggiato da Maninchedda), ex capogruppo della maggioranza uscente, candidato a sindaco con la lista “Democrazia e partecipazione per Macomer” che vede insieme l'altra anima del Psd'Az (c'è il segretario cittadino Gianfranco Congiu), Unidos, indipendenti e (pure) renziani.
LE PRIMARIE «Ci siamo spaccati sul metodo, ecco tutto», sintetizza Succu. Il metodo era quello delle primarie (prima esperienza in città) per la scelta del candidato a sindaco, ma Riccardo Uda ha deciso di correre da solo. È finita che Succu ha preso 1200 preferenze. «Tre i punti del mio programma: ricostruire la centralità di Macomer; far sì che il comune riacquisti la capacità di fare sistema valorizzando le risorse; rifondare la coesione sociale sul merito e il rispetto».
NIENTE DIALOGO Pure il centrosinistra, dev'essere l'aria di qui, si presenta diviso: da una parte Pd e Sel, più l'ex Udc Gavino Guiso che sostengono la lista “Macomer in Movimento” con candidato a sindaco Giuseppe Pirisi, 61 anni, segretario provinciale del Partito democratico, già presidente della Provincia e due volte consigliere regionale; dall'altra, l'Idv, parte dell'Udc e Upc con “Forum per la Rinascita” che sostiene Giuseppe Ledda, 64 anni, già tre volte primo cittadino di Macomer e ex assessore provinciale. «Abbiamo fatto di tutto per ricomporre l'unità del centrosinistra, ma è stato rifiutato il dialogo», spiega Giuseppe Ledda, ex Pd oggi Idv. Gli piacerebbe riprendere in mano il Comune. «La situazione è drammatica: abbiamo le idee chiare su come e cosa fare per uscirne».
LA REPLICA È ciò che ribadiscono tutti, figurarsi Giuseppe Pirisi che «in un momento in cui molti si attribuiscono meriti non loro» vuole ricordare «le risorse arrivate in città» grazie al suo intervento. «Piscina comunale, viadotto di S'Adde, Nuraghe Ruiu, Rsa». Quanto alla spaccatura nel centrosinistra: «Volevano fare l'alleanza dopo gli attacchi e gli insulti gratuiti al Pd. Non era credibile». Quattro liste, più la quinta del Movimento 5 stelle (primo partito col Pd alle Politiche) capeggiata da Diego Russo, 34 anni, laurea in Lingue, un'esperienza da emigrato in Spagna e Scozia dove ha fatto mille lavori. Ora ha un impiego come operaio a Ghilarza, in una fabbrica di microchip. «Il nostro programma? Il cambiamento».
