Rincari del 110% che continuano nonostante la denuncia all'Antitrust. Il caro traghetti e il presunto accordo tra le compagnie, per cui la Regione e le associazioni dei consumatori avevano presentato ricorso, è stato discusso ieri davanti all'Authority che ha ascoltato il presidente Ugo Cappellacci. Per la decisione si dovrà però aspettare il 19 giugno.
AUMENTI Durante l'audizione, il governatore ha sottolineato le ragioni del ricorso e ha segnalato continui incrementi dei prezzi negli ultimi anni. Oltre all'impennata del 2011, quando i biglietti aumentarono in un anno dal 90 al 110%, i rincari sono stati segnalati anche in seguito. Due anni fa, l'incremento maggiore sarebbe stato registrato sulla Civitavecchia-Olbia (+150%). Sulla Genova-Olbia, invece, l'aumento dei prezzi medio è stato del 40%, mentre sarebbe stato superiore al 70% sulla Genova Porto-Torres. Nel 2012, nonostante le denunce già presentate, le compagnie, sostiene la Regione nel suo ricorso, hanno continuato ad applicare tariffe più care: sulla Civitavecchia-Olbia i biglietti sarebbero cresciuti in media del 29% e del 9% sulla Genova-Olbia. Più contenuti i rialzi sulla Genova-Porto Torres.
PROVE Gli incrementi non sarebbero giustificati dal caro carburante, come hanno più volte detto le compagnie a loro discolpa. Quando il costo del “bunker” è diminuito, infatti, i prezzi dei biglietti non sono calati di conseguenza, ha spiegato Cappellacci. Inoltre le società, che non hanno mai negato i rialzi, avrebbero fatto crescere enormemente le tariffe senza temere la concorrenza degli altri armatori. Anzi, tutte le società di navigazione, è stato detto ieri, hanno aumentato in modo uniforme le tariffe come se un armatore conoscesse le intenzioni degli altri. Armatori che hanno detto di aver dovuto mantenere i biglietti costosi per limitare le perdite: cosa che, secondo le accuse, non sarebbe una giustificazione ma alimenterebbe il sospetto di un accordo. E in tal senso ci sarebbero stati anche contatti tra le compagnie, che però smentiscono. Infine, l'esistenza del cartello sarebbe dimostrata dal fatto che dopo i rincari sarebbero crollati i volumi di traffico sulle navi a favore degli arrivi negli aeroporti e nonostante questo i ricavi delle compagnie sono aumentati. Una serie di indizi che fanno pensare a una concorrenza sleale che si sarebbe consumata mentre andava in scena la privatizzazione Tirrenia.
REGIONE Di fronte a questi aumenti, Cappellacci ha ricordato di aver cercato il dialogo con le compagnie ma che, dopo la chiusura da parte degli armatori, si è arrivati allo scontro. E per rimediare a una stagione turistica compromessa la Regione, lo scorso anno, ha messo in campo le navi Saremar. Un modo per calmierare il mercato, tutelare il diritto alla mobilità dei sardi e cercare di porre rimedio ai danni derivati dal presunto cartello sull'economia isolana. L'istruttoria è agli sgoccioli e secondo le associazioni dei consumatori i giudici sarebbero vicini a provare l'esistenza del cartello. Ma la certezza la si avrà soltanto il 19 giugno con il verdetto.
Annalisa Bernardini
