Hanno incalzato con le loro domande i deputati sardi (e non solo) alla Camera e chiesto ufficialmente la riduzione a 30 dei membri del Consiglio regionale.
Sotto il torchio degli studenti della quinta Igea dell'Istituto Ciusa della sede di Gavoi, la scorsa settimana a Roma con la propria insegnante di diritto Miria Cucca, sono finiti Caterina Pes, Pierpaolo Vargiu, Riccardo Fraccora, Paola Binetti e Eugenia Rocella. Che hanno dovuto rispondere a quesiti spinosi, dai costi della politica, di fronte alla pesante sofferenza del tessuto produttivo della Sardegna, alla legge elettorale. E poi la riduzione del numero dei parlamentari, dei consiglieri regionali soprattutto alla luce del referendum con il quale gli elettori isolani a maggio 2012 hanno chiesto che scendessero da 80 a 50. Sul piatto anche la questione delle zone franche, la privatizzazione della Tirrenia e il taglio delle province, anche questo reclamato a gran forza dai cittadini e all'oggi ancora non attuato. E ancora il mantenimento dei presidi scolastici nei piccoli paesi, e le strategie di rilancio industriale.
Vertenze e problemi che tengono banco nel dibattito delle zone interne. I giovani gavoesi hanno infine lanciato la propria severa e ferma richiesta di modifica dell'articolo 16 dello Statuto sardo. «Onorevoli colleghi», recita il testo, «si ritengono del tutto insoddisfacenti le proposte di legge costituzionale che riducono il numero dei consiglieri della Regione Sardegna da 80 a 60».
«Di fronte alla devastante crisi economica - è scritto nella nota letta dai ragazzi della quinta Igea di Gavoi - riteniamo che 30 siano più che sufficienti. Perché in questo modo si risparmierebbero 7,5 milioni di euro e anche perché le cronache spesso riferiscono di un Consiglio regionale vuoto. Nel 2010 la presidente Claudia Lombardo prese la decisione di pubblicare in rete il nome dei ritardatari. Nella presente proposta si chiede altresì promossa la parità di genere in accesso e l'accorpamento delle commissioni».
Fr.Gu.
