L'incubo dei novecento abitanti di Paringianu, una frazione ad un pugno di chilometri da Portoscuso, si chiama maestrale. Quando soffia, e, purtroppo per loro, è il vento predominante, il piccolo centro abitato si trasforma nell'anticamera dell'inferno, Il vento crea mulinelli, solleva nubi di polvere, spinge fumi e vapori che finiscono tutti invariabilmente sulla frazione.
«È un incubo, non ne possiamo più», racconta Cristina, 50 anni, commerciante. Che, poi, spiega come lei e i suoi concittadini debbano fare i conti con nubi tossiche multicolori. «Certi giorni arriva polvere rossa e, allora, sappiamo che si tratta di fanghi rossi, altre volte la nube è nera e, in quel caso non ci sono dubbi, è polvere di carbone».
L'enorme bacino dei fanghi rossi è a due passi dalle ultime case di Paringianu, mentre i depositi a cielo aperto, dove l'Enel ammucchia il carbone destinato alle caldaie della centrale termoelettrica, sono qualche chilometro più avanti, alla periferia di Portoscuso, ma si fanno sentire ugualmente. Le case di Paringianu, purtroppo, sotto sottovento rispetto al maestrale che solleva e trasporta le nubi di polvere. «Abbiamo protestato, costituito comitati, organizzato proteste, ma è stato tutto inutile, per noi non è cambiato niente e qui la gente continua ad ammalarsi come mio fratello al quale hanno diagnosticato la leucemia», aggiunge Cristina.
Che la situazione a Paringianu sia particolarmente delicata è una cosa arcinota. Tanto che Angelo Cremone ha sollecitato, attraverso la Commissione provinciale all'ambiente, della quale fa parte, un'indagine epidemiologica sugli abitanti della frazione. Obiettivo: accertare se è reale il sospetto che tra i residenti ci sia una anomala incidenza di malattie tumorali. La risposta non è ancora arrivata. Intanto, oltre al danno, gli abitanti di Paringianu subiscono anche la beffa. La frazione, infatti, era sulla strada di centinaia di lavoratori che si recavano a lavoro nelle fabbriche di Portovesme, il che alimentava il giro d'affari di un paio di bar, un tabacchino un generi alimentari. Da quando Eurallumina e Alcoa hanno chiuso a Paringianu non passa più nessuno e gli affari sono scesi a picco. Peggio, l'allarme inquinamento ha avuto anche qualche effetto collaterale. Un'ordinanza dell'ex sindaco Puddu che vietava la raccolta di bivalve e granchi nella laguna di Boi Cerbus ha messo in ginocchio la cooperativa di pescatori (dieci soci) che lavora nella laguna. «Eppure noi peschiamo e commercializziamo quasi esclusivamente spigole che non subiscono gli effetti dell'eventuale inquinamento dei fondali - riferisce il presidente della coop Giuseppe Salis - ma è bastata quell'ordinanza per fare crollare le vendite».
Quando cambia il vento e subentra lo scirocco Paringianu respira mentre a fare i conti con la polvere è Portoscuso. Si sentono soprattutto gli effetti della polvere di carbone visto che i carbonili dell'Enel sono a poche centinaia di metri dalle case. C'è un progetto per spostarli e realizzare una copertura e nuove linee di scarico per evitare le polveri, ma, come al solito è fermo, impantanato chissà dove. ( s. m. )
