«L'inquinamento non è una maledizione di Dio e l'industria non è inconciliabile con l'ambiente per principio, bisogna semplicemente fare le cose bene». Tore Cherchi, ex parlamentare del Pd e presidente della Provincia di Carbonia Iglesias, non accetta il fatalismo e la rassegnazione che fanno apparire come ineluttabilmente legata all'attività delle grandi industrie la compromissione dell'integrità ambientale del territorio.
LA CONDANNA «I compromessi che hanno portato ai disastri del passato - aggiunge Cherchi - non erano il prezzo obbligato da pagare all'industrializzazione, vanno addebitati alla mancata applicazione di quelle tecnologie che consentono di abbattere in maniera significativa le emissioni degli impianti». E si è visto anche attorno a Portovesme dove, nel momento in cui le industrie si sono dotate di moderni ed efficaci sistemi di limitazione delle emissioni, fenomeni come le piogge acide o al fluoro, le polveri di piombo, le nuvole alla soda sono scomparsi.
I FANGHI ROSSI Anche il bacino dei fanghi rossi dell'Eurallumina, secondo Cherchi, è diventato un pericolo ambientale per effetto degli errori compiti nella gestione perché «è stato impermeabilizzato male, ampliato ancora peggio e vi è stata scaricata una poltiglia di acqua e polvere anziché soltanto fanghi dissecati». Non a caso la magistratura ha messo sotto sequestro l'impianto e, ora, pretende, per disporne il dissequestro, che l'Eurallumina si attenga scrupolosamente alle prescrizioni imposte dallo stesso tribunale per mettere in sicurezza il bacino. Non è bastato il progetto di massima presentato dalla società della Rusal: il Tribunale ha chiesto un progetto esecutivo degli interventi da compiere, pur giudicando in linea con le prescrizioni date l'elaborato prodotto. Insomma, si cerca di metterci una pezza a posteriori. Anche se riaprire il bacino e continuare ad ammucchiare fango su fango con sembra essere la soluzione migliore.
LE SOLUZIONI «Certo il riciclo dei fanghi rossi, almeno in parte, sarebbe la soluzione ottimale - spiega l'ex parlamentare del Pd - e se pure l'operazione dovesse avere un costo, bisognerebbe metterlo in conto tra le risorse da impiegare per salvaguardare il territorio». La situazione ambientale esplosiva che si è creata a Portovesme, comunque, è anche figlia di quella che Angelo Cremone definisce «una certa carenza di controlli favorita da una normativa nazionale inadeguata per cui le aziende che hanno lucrato nella loro attività senza mettere in primo piano la tutela dell'ambiente».
LA TECNOLOGIA Correre ai ripari non sempre è facile. L'esempio del portale radiometrico pubblico finanziato dalla Provincia per controllare i fumi di acciaieria destinati alla Portovesme srl (dopo la scoperta di alcuni carichi radioattivi) è emblematico. «È stato finanziato con duecentomila euro, abbiano sollecitato la Commissione regionale a dare il via libera ma è tutto fermo: non è che stanno aspettando che venga sciolta la Provincia per affossarlo?», si chiede Angelo Cremone. Intanto i controlli continuano ad essere affidati al portale gestito dalla società . ( s. m. )
