dal nostro inviato
Andrea Piras
SARROCH Se li sono trovati davanti, armati e mascherati, mentre guardavano in tv, nel salotto della loro villa di campagna, il secondo tempo della finale Champions League tra il Bayern Monaco e il Borussia Dortmund. Erano due e in mano stringevano le pistole. «Diteci dov'è la cassaforte». Puntavano ai soldi e ne volevano tanti, convinti che in quella bella casa circondata da un immenso parco con piscina e campetto di calcetto, a Forada Is Olias, un paradiso immerso nel verde sotto le vette di Monte Nieddu, di quattrini ce ne fossero molti. Un bottino tale da giustificare il raid notturno nella tenuta di Renè Cristian Bonomo, un imprenditore florovivaistico di Sarroch nato 57 anni fa in Tunisia e da almeno trenta titolare dell'azienda “Linea Verde” con sede amministrativa a Cagliari. Erano da poco scoccate le dieci di sera e nel salone, insieme a Bonomo, c'era sua moglie, una donna polacca di 42 anni. I figli, un ragazzo di quindici anni e il fratellino di undici, quando i banditi hanno fatto irruzione, infilandosi nell'abitazione da una porta sul retro, si trovavano nelle loro camere. Il più piccolo giocava con la play station, l'altro si dilettava col computer. Insieme, sentite le urla, si sono catapultati in salotto. Anche loro sono stati costretti a sdraiarsi, in silenzio, costretti all'immobilità sotto la minaccia delle pistole.
«Portaci alla cassaforte». Soltanto uno dei due banditi parlava. La sua voce, ferma e con un'inflessione non tipicamente cagliaritana ma che sembrava invece tradire un'origine nuorese o comunque barbaricina, era perentoria. Inutili i tentativi fatti da Renè Cristian Bonomo di convincerlo che nella villa la cassaforte non c'era. Non c'era mai stata. La risposta del bandito è stata immediata. In mano, oltre alla pistola, stringeva una mazza da baseball. Con questa ha colpito il capo famiglia sull'orecchio scaraventandolo per terra dolorante. «Parla, o tagliamo un dito a tuo figlio».
Bonomo, spaventato per quello che sarebbe potuto accadere, per cercare di tranquillizzare i rapinatori, ha raccontato di un po' di soldi che custodiva in casa. Non una cifra evidentemente alta, cospicua, ma sufficiente, così almeno sperava, per placare l'ira dei due banditi e convincerli ad andar via dopo aver intascato il bottino. Ma i duemila euro che l'imprenditore ha messo in mano a uno dei due banditi non era la cifra agognata. Si erano convinti che nella villa di Forada Is Olias, un agglomerato di case e aziende agricole abitato da un centinaio di famiglie e a pochi chilometri dalla Sulcitana e dagli impianti petrolchimici della Saras, ci fosse la cassaforte con chissà quanti soldi. A questa miravano. Ai quattrini, e tanti, custoditi al suo interno.
Alla fine hanno ceduto, sentendosi appagati quando oltre ai primi duemila euro e ai gioielli di famiglia, i Bonomo hanno aggiunto altri duemila euro, le tante “paghette” di uno dei ragazzi raccolte per lungo tempo e conservate in un'altra ala della casa.
Fuori il vento soffiava con forza e faceva un baccano infernale infilandosi tra i rami e le fronde degli alberi, quando i banditi mascherati si accingevano a completare la loro rapina. E lì, nel grande giardino, Falco , un magnifico pastore tedesco dal pelo lungo, riposava tranquillo. Come ogni sera, come tante altre notti trascorse nella più assoluta serenità. Nel salone della bellissima villa immersa in due ettari di bosco e prati perfettamente curati, i Bonomo stavano facendo i conti con balordi stile Arancia Meccanica, il film-cult di Stanley Kubrick reso celebre dallo sguardo folle di Malcolm McDowell. Trenta e passa minuti vissuti nel terrore che da un momento all'altro quella rapina potesse degenerare, trasformarsi in tragedia, infilarsi nel vortice cieco della violenza.
Padre, madre e i due ragazzi erano ormai in balia dei banditi. Spietati, decisi. La mazzata sulla tempia del capo famiglia aveva messo da parte le minacce verbali - seppur terribili per via di quelle bocche di fuoco puntate contro i Bonomo - e sembrava aver aperto la strada verso comportamenti e azioni sempre più sconsiderate. Fuori c'era il vento col suo ululato, inutile sperare che qualcuno dei vicini potesse sentire, accorgersi di quanto stesse accadendo. E neppure l'abbaiare di diversi cani - come hanno raccontato ieri mattina ai cronisti alcuni residenti di Forada Is Olias - poteva far supporre che dentro la casa dell'imprenditore florovivaistico quattro persone si trovassero in pericolo. Legate alle mani e ai piedi con il filo del telefono, con i cavi del computer.
Alla fine, neppure mezz'ora dopo l'irruzione, i banditi sono spariti nel buio della notte con quattromila euro in contanti e un pugno di gioielli del valore di circa cinquemila euro. Si sono lasciati la porta d'ingresso alle spalle non prima di aver tranciato la linea telefonica e portato via i quattro cellulari di famiglia così da impedire alle loro vittime, prima che si fossero allontanati dalla zona, di lanciare l'allarme. Non solo. Si sono anche impossessati dall'auto di Renè Cristian Bonomo, che a Sarroch chiamano tutti Renato, una Ford Focus grigio scuro ritrovata ieri mattina dai carabinieri all'interno della stessa azienda, vicino alla recinzione e comunque distante dalla villa. È stata esaminata dagli esperti del Ris. Perché la macchina è stata lasciata nel giardino, seppur lontano dalla casa? Fuori dal parco c'era forse un complice ad attendere i malviventi con un'altra vettura? Possibile che il “furto” della Ford fosse stato deciso per sottrarre ai Bonomo il mezzo per raggiungere la stazione dei carabinieri? Se così fosse, perché è stata invece lasciata al suo posto la seconda auto di famiglia? Proprio con quella i Bonomo, privati di qualsiasi altra possibilità di comunicare con l'esterno, hanno raggiunto la caserma di Sarroch. Mancavano dieci minuti alle 23. Ancora scossi, hanno raccontato la loro terribile esperienza al comandante Daniele Pettinato e al suo vice Domenico Valitutto, mentre da Cagliari partivano le pattuglie del nucleo radiomobile della Compagnia dei carabinieri e del nucleo investigativo del Comando provinciale.
