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L'unione sarda. Schiacciato dal fuoristrada

ORGOSOLO. Pick up si ribalta sul campo di Santa Caterina, feriti tre minorenni

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Dal nostro inviato
Marilena Orunesu
ORGOSOLO La mamma l'aspettava a casa alle 23,30. Pochi minuti prima l'ha rassicurata: «Sto tornando». Invece, Luciano Succu non tornerà più. Aveva 14 anni, un grande sorriso, la voglia di stare in compagnia, soprattutto del fratello maggiore e dei suoi amici. Sabato notte, sul campo sportivo di Santa Caterina, il suo cuore si è fermato. Il fuoristrada dove c'erano gli amici si è ribaltato e lui è rimasto schiacciato. Una morte assurda al termine di una serata di festa e sport.
LA TRAGEDIA «Luciano ha avuto un incidente». Le parole del fratello Pasquale dopo le 23,30 di sabato spezzano la serenità della famiglia: padre bancario a Nuoro, madre casalinga e quattro figli. La casa di via D'Azeglio, viottolo del centro storico rivolto verso corso Repubblica, si svuota. Tutti si precipitano nel campo sportivo, alla periferia del paese, dove un pick up Mitsubishi, condotto dal ventiduenne Pietro Meru, si è capottato. Tre ragazzi di 16 e 17 anni, compreso un cugino di Luciano, restano feriti. Ma senza brutte conseguenze. Per il quattordicenne, invece, non c'è scampo: un'ambulanza del 118 e della Croce verde di Orgosolo lo soccorre, gli operatori cercano di rianimarlo. Ma è tutto inutile, anche la corsa disperata verso l'ospedale di Nuoro.
L'INCIDENTE La dinamica della tragedia non è del tutto chiara. I carabinieri, giunti nel campo sportivo appena è scattato l'allarme, sono impegnati a ricostruire la sequenza dei fatti. Si sa che la manifestazione, organizzata dalla Polisportiva e da alcuni volontari, a quell'ora è conclusa. Un po' di ragazzi si attarda. Alcuni giovanissimi sono sul pick up per fare un giro prima di tornare a casa. Forse non tutti stanno all'interno dell'abitacolo, ma sul cassone del fuoristrada. D'improvviso, il percorso di allegria su quel Mitsubishi finisce. Il giovane conducente non riesce più a controllarlo. Il mezzo si piega e si ribalta. Luciano resta a terra, senza rialzarsi, schiacciato. Inizia a perdere sangue. Gli amici, invece, si riprendono e i loro volti sono rassicuranti. Lui no, non risponde ai richiami disperati dei ragazzi che gli fanno subito da corona né ai tentativi degli operatori del 118. Nella notte il suo corpo arriva all'obitorio dell'ospedale San Francesco, dove è ora a disposizione del magistrato. Oggi è attesa la decisione sull'autopsia.
IL DOLORE I vigili del fuoco rimuovono il fuoristrada dal campo di Santa Caterina lasciando visibile per terra una chiazza rossa di sangue e i vetri in mille pezzi. I tre amici feriti finiscono all'ospedale, ma ieri i genitori li aspettano già a casa: a parte lo choc le condizioni fisiche sono buone. Il conducente del mezzo è illeso. Ora è indagato per omicidio colposo. Atto dovuto, in attesa di capire meglio dinamica e responsabilità. La tragedia ammutolisce Orgosolo. Ieri in corso Repubblica rimbalzano le lingue dei tanti turisti stranieri, nessun'altra. Si fermano attorno ai murales del centro, senza sapere che a pochi passi, in un viottolo nascosto, c'è la casa del dolore, davanti a un altro dipinto col suo proclama: “nostra patria è il mondo intero”. La porta è socchiusa, parenti e amici vanno e vengono a portare conforto ai genitori, ai due fratelli maggiori e alla sorellina di Luciano.
IL PRECEDENTE «È una terribile tragedia», riesce a dire il sindaco Dionigi Deledda appena apprende la notizia. Anche perché tutti gli orgolesi tornano indietro nel tempo a ricordare un altro dramma, quasi a richiamare la forza misteriosa del destino. Negli anni Settanta, un giovane di 18 anni che si chiamava Luciano Succu muore con altri amici al bivio di Mogoro, sulla strada verso Cagliari dove era diretto per la visita di leva. La tragedia sconvolge la comunità. Ieri non sembrava tanto lontana, rievocata per la potenza delle circostanze da ricordi ancora molto nitidi. Il quattordicenne morto sul campo sportivo portava il nome dello zio. Ed è morto come lui, in un incidente stradale che gli ha impedito di diventare grande.
I RICORDI «Sorrideva sempre, era molto legato ai fratelli che sono più grandi di lui. Ma era inseparabile soprattutto da Pasquale». I parenti in lacrime lo ricordano così, con la spensieratezza d'ogni giorno, la stessa che portava in classe, tra i compagni della terza media, attoniti come i grandi per una tragedia assurda arrivata impietosa tra l'allegria della festa.

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