Prendere coscienza dei rischi e della potenzialità del web, senza demonizzare i social network, ma studiandoli per prevenire i pericoli. Su questi concetti Antonello Soro, ex deputato del Pd ora Garante della privacy, si è confrontato a Nuoro in un convegno organizzato dall'associazione Umana Ventura.
L'ex parlamentare è tornato in città da tecnico, badando bene a non sfociare nell'ambito politico e portando uno straordinario contributo al dibattito avviato nel capoluogo dove alcuni recenti fatti di cronaca hanno concentrato l'attenzione su un problema che - ha detto il sociologo don Francesco Mariani introducendo il dibattito - «è una parte rilevante e inesplorata di quell'emergenza educativa di cui ci stiamo occupando da tempo». Spunti fondamentali sono episodi negativi come quelli legati all'omofobia che nei mesi scorsi hanno coinvolto gli studenti del liceo classico di Nuoro e positivi come il recente appello per combattere i luoghi comuni sul loro paese lanciato su Facebook dai ragazzi di Orgosolo.
Tra esempi di opposta valenza emerge la necessità di parlare ai genitori degli adolescenti che finiscono per demonizzare o per lasciare usare acriticamente i social network ai loro figli che oggi, anziché pensare a scappare di casa preferiscono fuggire (o sfuggire) su Facebook. Da questa emergenza viene fuori la voglia di dialogare senza steccati parlando - slogan ribadito da Marcello Seddone a nome degli organizzatori - “di tutto con tutti”.
Come educare gli adolescenti (e i loro genitori) a tempi del social network? La domanda posta dal convegno in qualche modo è stata rilanciata dal giornalista Michele Tatti che ha parlato di “sindrome motorino” con i genitori che vietano anziché sobbarcarsi la fatica di insegnare a guidare per poi piangere quando il figlio va a schiantarsi con lo scooter prestato da un amico.
«Educarsi per educare», è stato invece il concetto su cui ha ruotato la relazione del Garante della privacy. Soro ha richiamato l'ultima sentenza dell'Authority che ha fatto spegnere le telecamere installate in un asilo di Ravenna su volere dei genitori che potevano controllare a distanza i loro figli. Oltre al potere sanzionatorio e ordinativo, il Garante per la protezione dei dati personali è impegnato in una campagna di sensibilizzazione, consapevole che regole e sanzioni sono spesso inutili nell'oceano di internet senza frontiere e con norme. «Il vero nemico da combattere - ha detto - e l'incosapevolezza sulle conseguenze che le nostre azioni possono provocare su Facebook o Twitter, per esempio nel non proteggere adeguatamente i dati personali. Su questo devono lavorare soprattutto i genitori e la scuola».
