Stavolta lo champagne, nelle segreterie regionali dei partiti, non lo stappa nessuno: in Sardegna le Comunali non autorizzano festeggiamenti particolari, in tutti i partiti. Un po' perché non c'è un trionfatore dichiarato, molto perché si tratta perlopiù di risultati locali, poco indicativi di tendenze su scala regionale.
Se c'è scappato qualche brindisi, magari con l'Ichnusa, ha bagnato un po' più le labbra del centrosinistra e dell'Udc, meno quelle del Pdl e del Movimento 5 Stelle. Ma le somme del voto si potranno tirare solo dopo i ballottaggi di Iglesias e Assemini, i due centri che superano i 15mila abitanti.
I GRANDI CENTRI In entrambi i casi il Pd va al secondo turno col proprio candidato in testa. E - sorpresa - ad Assemini la gara non sarà col centrodestra ma col M5S. In realtà l'exploit di Mario Puddu non era imprevedibile, dato che lì a febbraio i pentastellati (che comunque anche in Sardegna appaiono in calo) avevano superato alla Camera il 39%. Ma certo è molto forte lo smacco subito dal Pdl, penalizzato dalla caduta anticipata della giunta del suo Paolo Mereu.
Al centrodestra va meglio a Iglesias, dove il democratico Gariazzo manca per poco pù di un centinaio di voti la vittoria immediata: con uno scarto di pochi punti percentuali, il ballottaggio è tutto da giocare. Risulta decisiva l'ottima performance della lista d'ispirazione Udc, al 35%. Il partito di Oppi conquista anche un bel numero di sindaci, da Maracalagonis a Furtei, da Senorbì a Villaspeciosa.
IL CASO MACOMER Nel terzo Comune per ordine di importanza, Macomer, il sindaco non sarà né del Pd né del Pdl: vince il sardista Antonio Onorato Succu, e il risultato appare come un'affermazione del consigliere regionale Paolo Maninchedda. È lui l'ispiratore della lista che ha prevalso, quasi un esperimento sul campo dell'alleanza sovranista che l'ideologo dei Quattro Mori va proponendo da qualche tempo.
Succu arriva al 33,3%, il sindaco uscente Riccardo Uda (centrodestra) si ferma al 26,5. Solo terzo Giuseppe Pirisi, ex consigliere regionale e segretario provinciale del Pd: sicuramente lo hanno azzoppato le divisioni del centrosinistra, ma anche sommando il suo 18,8% al 13,9 di Giuseppe Ledda (l'altro candidato dell'area) non si pareggiano i voti del vincitore. Ora si tratta di capire se la battaglia di Macomer agevolerà la riapertura del dialogo tra Maninchedda e il Pd, o se invece finirà per complicarlo: anche perché Pirisi è un dirigente di grande peso nel partito, specie in provincia di Nuoro.
DERBY DEMOCRATICO Il Pd, come detto, non esce male dal primo turno ma potrà dirsi vincitore di questa tornata solo se riuscirà a prevalere nei ballottaggi. Cosa non scontata. Per il resto prevale in molti piccoli centri, da Donori ad Ales a Sedini e così via. È particolare il caso di Decimomannu, dove la gara era tutta interna a un centrosinistra frammentato: diventa sindaco Anna Paola Marongiu, vicina all'ex assessore regionale del Pd Eliseo Secci, ma sono riconducibili ai democratici anche il secondo e la terza in classifica, Luigi Porceddu e Alberta Grudina.
CURIOSITÀ I cinque centri con un solo candidato sindaco (Collinas, Boroneddu, Modolo, Simala e Villa Verde) avevano superato già domenica l'affluenza del 50% che garantisce l'elezione del primo cittadino.
Chi invece ha sudato fino all'ultimo per strappare la fascia tricolore è Giancarlo Carta, che vince a Putifigari di un solo voto: 285 contro i 284 di Giovanni Piras (con otto schede nulle che alimenteranno rimpianti e forse ricorsi). Una gara così equilibrata che ha portato alle urne praticamente tutto il paese: l'affluenza è stata del 90,9%.
ASTENSIONISMO Nel resto dell'Isola invece gli elettori sono stati molto meno solleciti. Il dato finale della partecipazione è del 69,03%, oltre cinque punti in meno del precedente 74,62. Un calo molto meno drammatico di quello registrato a livello nazionale, dove l'affluenza crolla dal 77,16 al 62,41. La Sardegna ritorna anzi - almeno per questo giro - nettamente sopra la media italiana e si colloca tra le regioni più virtuose, superata solo da Campania, Puglia e (per un pelo) Abruzzo.
Giuseppe Meloni
