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L'unione sarda. Mucca pazza, Asl in tilt

IL CASO. Denuncia di Roberto Capelli: «Non sono state attivate le linee guida»

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Nella sua interrogazione alla ministra della Salute Beatrice Lorenzin, il deputato Roberto Capelli chiede se il Ministero «sia stato informato» della morte di un paziente a cui era stato diagnosticato a Nuoro il morbo della mucca pazza. Forse, sul punto, non è nemmeno necessario attendere la risposta, visto che persino dentro l'Asl chi avrebbe dovuto sapere non è stato informato. «Non penso si tratti di un caso di mucca pazza, perché l'avrei saputo», ha confidato ieri mattina, raggiunto al telefono in Olanda, il direttore sanitario Piero Mesina, ex dirigente del reparto Malattie Infettive dell'ospedale “San Francesco”. Peccato che il caso c'è stato, eccome. Diagnosticato mesi fa dall'Istituto Superiore di Sanità.
PROTOCOLLO ADDIO Ma se non sapeva niente il numero due dell'azienda, è lecito chiedersi come accidenti è stata gestita la procedura che, in base a un protocollo ministeriale, deve essere attivata nel caso di una diagnosi del morbo di Creutzfeldt-Jakob, malattia degenerativa del cervello che, sia chiaro, non è contagiosa. Purtuttavia c'è un protocollo che dev'essere rigidamente osservato, a cominciare dal reparto in cui il paziente è stato ricoverato, fino agli interventi da fare dopo la morte, quando ad esempio viene ritirato dai magazzini ospedalieri il letto elettrico, il materasso, la carrozzina, i panni, le lenzuola che vengono consegnati per la degenza in casa.
IL LETTO MAI RITIRATO Ebbene, sembra che nel caso in questione molto sia stato fatto grossolanamente. Solo un esempio: tutti i cosiddetti ausilii ospedalieri, a due mesi dalla morte del paziente, sono ancora nella casa dei familiari: questo, nonostante il protocollo d'intervento imponga l'immediato ritiro, subito dopo il decesso del malato, con una procedura rigidissima. «La Asl di Nuoro - tuona Capelli - con grande responsabilità della dirigenza non ha attivato le linee guida». Che, tra l'altro, impongono che l'azienda sanitaria in casi come questi segnali tutto alla Regione, la quale a sua volta parla col Ministero.
NIENTE SUL REGISTRO Nessun caso segnalato dalla Sardegna, per questi primi mesi del 2013, nel rapporto sulle malattie infettive di origine animale, nel quale vengono segnalati tutti gli episodi regione per regione. «In casi come questi, in cui viene diagnosticata una malattia riconosciuta quale infettiva e diffusiva e classificata dalla legge di “classe I”, va attivata una specifica procedura prevista per decreto ministeriale quanto all'accertamento e alla sorveglianza», sottolinea Roberto Capelli che nella sua interrogazione chiedeva «che, se ancora non è stato fatto, ci si attivi immediatamente a tutti i livelli per accertare dove e come è stata contratta la malattia e per adottare le misure necessarie per evitare l'insorgere di ulteriori pericoli per la salute pubblica». Qui ognuno si deve assumere le proprie responsabilità, avverte il deputato. «Denuncio il silenzio assordante della magistratura nuorese non solo riguardo questo caso, ma anche per altre questioni che riguardano la Asl, come ad esempio quella del project financing. Troppi cassetti restano chiusi».
Piera Serusi

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