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L'unione sarda. Circoli preoccupati: «Diteci cos'è e dove va il partito»

Le due facce dei Democrats

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Silvio Lai non alza mai i toni e neppure si concede ai sorrisi parlanti. Nasconde gioie e dolori, patimenti e pentimenti. Però un appello ai delusi-sconcertati-amareggiati e - a tratti - arrabbiati, lo lancia per vedere se non altro l'effetto che fa: «Togliamoci il lutto dal braccio» pensando che bene non è andata ma neppure tanto male e comunque si può migliorare. L'effetto placebo non si vede. L'invito non cambia gli umori tristi di un'assemblea avvilita dal recente passato, incerta sul presente e divisa sul futuro più prossimo. Imbarazzata dal governo Letta che nelle preferenze è sotto il limite della necessità, «fuori servizio» e perciò incapace di trasmettere pensieri profondi all'elettorato sprofondato e sempre più schifato dalle urne. «Cos'è e dove sta il Pd?», si è chiesta Laura Loi, voce arrabbiata non solo del circolo di Cagliari ma di chi ha poca voce e nel partito conta solo quando c'è da portare acqua benedetta al mulino dei pochi eletti. «Chiediamo ricostruzione e rinnovamento, possibilità di incidere nel dibattito e nelle scelte, primarie da fare dopo il congresso regionale che coinvolgano i cittadini». A Tramatza con qualche rara eccezione si sono visti due Pd, uno diverso dall'altro. Quello dei circoli e quello dell'apparato, di chi ha scomodi sgabelli e di chi mantiene comode poltrone. Antonio Moretti, rappresentante del circolo Planargia-Montiferru ha chiesto «il diritto di voto ai segretari dei circoli, il congresso e le primarie anticipate rispetto ai tempi dettati dal segretario e da fare contestualmente».
I circoli di Sassari hanno risposto all'appello con un documento critico e tutto impostato sul congresso da tenere prima possibile. «Due circoli», precisava dalla platea Giacomo Spissu. Sei ribatteva il portavoce. Tutto sempre molto soft, più lento di quel pezzo del grande Lucio Battisti: «Seduto in quel caffè, io non pensavo a te. Guardavo il mondo che girava intorno a me, poi d'improvviso lei sorrise». Era un “29 settembre”, che sia un caso o una certezza. Cercata come il sorriso che a Tramatza, ieri primo giugno, mancava.
A. M.

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