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L'unione sarda. Nuovi tetti di spesa, martedì il voto decisivo: «Il sì non è scontato»

Lai (Pd) e Floris (Pdl): attenti a non rovinare tutto

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Quarantotto ore per farcela. O per sprecare tutto. Sarà martedì il giorno della verità per la norma sul patto di stabilità della Sardegna, concordata al Senato dopo una delicata triangolazione tra parlamentari, governo, Regione. L'articolo (che dà al ministero dell'Economia 120 giorni per concordare con la Sardegna nuovi vincoli di spesa, adeguati alle maggiori entrate dell'Isola) è tradotto in una piccola aggiunta al decreto sui debiti degli enti pubblici.
I relatori l'hanno inserita nel maxiemendamento che riscriverà il decreto. Domani il testo arriva in aula a Palazzo Madama, dopodomani il voto. Mercoledì quello, definitivo, della Camera: ma a quel punto non dovrebbero più esserci modifiche, quindi il passaggio cruciale per l'Isola è martedì. «Vigileremo perché non si rovini tutto», dicono quasi con le stesse parole i senatori Silvio Lai (Pd) ed Emilio Floris (Pdl), firmatari dell'emendamento coi colleghi di Pd e Sel.
LAI Temono ripercussioni per il fatto che la notizia, data venerdì da Mauro Pili (Pdl), sia già circolata. «Una scelta pericolosa - dice Lai - perché indebolisce il fronte unitario che si era creato. Su questioni così delicate dev'esserci fiducia reciproca, ora non vorrei che le reazioni di altre regioni creassero problemi al governo».
Uno stop vanificherebbe un risultato che il segretario del Pd ritiene «importante, perché detta tempi stretti e procedure certe per la revisione del patto di stabilità, a lungo invocata». Lai è il primo firmatario dell'emendamento concordato a Palazzo Madama, e derivato da quello analogo proposto alla Camera da Francesco Sanna: il senatore sassarese aveva aggiunto però una parte, poi respinta dai relatori, che trasferiva alla Regione le competenze sulla finanza locale. «Una soluzione simile a quella del Friuli», spiega Lai, «che da sola, secondo i calcoli Anci, ci garantirebbe 126 milioni in più».
L'esponente democratico però ha qualche riserva anche sulla strategia della Giunta Cappellacci: «Il risultato finale va conquistato sul campo con l'autorevolezza del sistema Regione. Ho dei dubbi sul percorso seguito dall'esecutivo, che ha sollecitato una modifica dello Statuto sardo in materia di sconti fiscali, ritenuta inaccoglibile dal governo: spero che non si stia lavorando su piani sbagliati».
FLORIS Anche il senatore del Pdl conferma che sarebbe stato meglio non rompere il velo di silenzio sull'operazione patto di stabilità: «Coi colleghi e con la Giunta ci siamo detti che avremmo tenuto tutto sotto traccia fino al voto finale. Non vorrei che altre regioni cercassero di agganciarsi all'emendamento proponendone di simili, e magari a quel punto il governo decidesse di bloccare tutto».
Anche perché, sottolinea, «noi sardi in Parlamento siamo così pochi che non è facile pesare. Io per esempio sono l'unico senatore isolano del Pdl, e non sono in commissione Bilancio. Però ho sensibilizzato i commissari del mio partito, ed è andata bene». Anche da Floris arriva l'appello finale alla prudenza: «Su vicende di tale portata, invito chiunque a non fare affermazioni finché non si è tagliato il traguardo. Non è interessante fare dichiarazioni, ma portare a casa il risultato».
G. M.

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