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L'unione sarda. I fondi salva-Sardegna

Patto di stabilità, primo sì del Senato per allentare i vincoli Ora si attende il via libera a Montecitorio: in ballo 600-900 milioni

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Alla fine il maxi-emendamento è passato. A Palazzo Madama i senatori sardi cantano vittoria. Un'esultanza bipartisan, che apre la strada all'allentamento dei vincoli del Patto di stabilità.
IL VOTO L'approvazione ieri mattina dell'emendamento sulla Vertenza entrate e la revisione dei vincoli di spesa all'articolo 11 del decreto pagadebiti (201 voti a favore e 50 astenuti su 252 presenti al Senato), infatti, traccia la strada per la modifica del Patto di stabilità, in modo da rendere spendibili le risorse che la Regione è riuscita a ottenere dal governo dopo diverse sentenze della Corte costituzionale in attuazione dell'articolo 8 dello Statuto sardo.
FIDUCIA La soddisfazione, a Roma, accomuna i rappresentanti sardi dei partiti che sostengono la maggioranza creata attorno al governo Letta, il Pdl e il Pd, e quelli dell'opposizione di Sel, che hanno sottoscritto il maxi-emendamento. Fiducioso anche il presidente della Regione Ugo Cappellacci: «L'approvazione dell'emendamento sul patto di stabilità deve rappresentare un punto di non ritorno nella trattativa con lo Stato». L'annuncio del via libera al maxi-emendamento al disegno di legge che converte il decreto sui debiti della pubblica amministrazione, ieri poco dopo le 10, l'ha dato il senatore e coordinatore regionale del Partito democratico Silvio Lai attraverso il social network Twitter.
IL TWEET Testuale: «Approvato dal Senato l'emendamento sulla Vertenza entrate e la revisione del Patto di stabilità all'articolo 11 del decreto pagadebiti. Bene». Lai, che è il primo firmatario dell'iniziativa, poco dopo, in un comunicato ufficiale condiviso dagli altri senatori, dirà: «Doveroso è il riconoscimento della leale collaborazione dei relatori e della presidenza della commissione. L'emendamento consentirà finalmente di aprire il negoziato per la revisione dei rapporti finanziari con lo Stato, mettendo attorno a un tavolo condiviso Regione e Governo, entro e non oltre quattro mesi, in tempo per la legge di stabilità 2014. Si tratta di una partita importante, del valore minimo di 600-900 milioni di euro all'anno oltre alla parte arretrata. Il tavolo potrà anche aprire il confronto sulle partite legate alle funzioni non ancora trasferite alla Regione come quella della finanza locale».
IL GOVERNATORE Dal presidente Cappellacci arriva «un plauso ai senatori sardi che, anteponendo gli interessi dell'Isola a quelli della fazione politica e personali, hanno dato un esempio di quella coesione fondamentale per raggiungere risultati concreti». Ancora: «Questo passaggio», dice, «arriva dopo dure battaglie condotte sia sul piano politico che sul piano giurisdizionale, con i nostri ricorsi alla Corte Costituzionale che hanno accertato la fondatezza delle ragioni dei sardi. Ora auspichiamo un rapido passaggio anche alla Camera, che ponga le basi affinché finalmente venga riconosciuto alla Sardegna un adeguamento che non è un privilegio, ma un sacrosanto diritto. Se il laccio del Patto, troppo stretto e non adeguato alle modifiche delle norme sulle entrate, sarà finalmente allentato, Regione e Comuni potranno dare pienamente seguito alle azioni programmate per le famiglie, le imprese e i territori».
LE CIFRE Per i proponenti (oltre a Lai, Giuseppe Luigi Cucca, Luigi Manconi e Ignazio Angioni del Pd, Luciano Uras di Sel, ed Emilio Floris del Pdl) il debito residuo dello Stato sulle entrate nel triennio 2010-2012 è di circa 1,5 miliardi, tenendo conto anche dell'acconto di 1,3 miliardi già versato alla Sardegna con l'assestamento di bilancio dell'autunno 2012. Manca la quota 2013, da determinare: in ogni caso, complessivamente la cifra che lo Stato deve alla Regione sfiora i 2 milioni di euro. Tra i 600 e i 900 milioni sono i fondi utilizzabili che derivano dallo sblocco del Patto di stabilità, che sarà deciso dopo la riapertura dei negoziati. Ora le speranze sono riposte nell'approvazione delle nuove disposizioni alla Camera, per permettere alla Regione di recuperare fondi su cui investire per invertire la tendenza dell'economia sarda.
Lo. Pi.

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