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L'unione sarda. Macchiareddu, tragico schianto

Auto contro camion, morto imprenditore di Portoscuso

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dal nostro inviato
Andrea Piras
CAPOTERRA Quella strada sotto le ciminiere la percorreva quasi tutti i giorni per raggiungere il suo posto di lavoro, le fabbriche a cui garantiva - lui piccolo imprenditore a capo di una società specializzata - gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria. In quella strada, la dorsale che attraversa l'area industriale di Macchiareddu, ieri mattina poco dopo le otto, Gerandro Concu, 63 anni di Portoscuso residente a Capoterra, sposato e padre di un figlio, ha lasciato la vita. L'auto su cui viaggiava, una Fiat Panda bianca, si è disintegrata contro un camion dopo essere finita nella corsia opposta all'altezza del settimo chilometro. Cosa realmente sia avvenuto negli attimi che hanno preceduto lo schianto è per ora difficile dirlo. Un malore? Una disattenzione pagata cara?
L'ATTIMO «Ho visto l'auto venirmi addosso», ha raccontato ancora scosso dalla terribile sciagura il camionista Francesco Orrù, 37 anni, amministratore unico di un'impresa di autotrasporti di Dolianova. Due ore prima aveva iniziato il suo giro quotidiano che l'aveva portato a Macchiareddu. Era diretto verso la Sulcitana dopo essersi lasciato alle spalle la statale 130 ma il suo viaggio si è fermato sulla strada consortile a pochi metri dalla deviazione per Capoterra-Santadi. Poco, nulla ha potuto fare per evitare lo scontro. Quell'utilitaria volava verso la cabina del suo camion, tagliava la corsia e si schiantava sull'angolo di sinistra. Un urto violentissimo che ha letteralmente disintegrato la Panda uccidendo sul colpo il povero imprenditore. Una dinamica drammaticamente chiara, che non ha lasciato spazio a dubbi e difficili ricostruzioni da parte degli agenti della Polizia stradale di Cagliari al comando dell'Ispettore Piludu, che insieme ai colleghi di Muravera hanno operato per l'intera mattinata a Macchiareddu per eseguire e completare i rilievi. Quando il frontale è avvenuto, l'autoarticolato era nella sua corsia di marcia. E lì è rimasto, inchiodato sull'asfalto, anche dopo lo scontro avvenuto una trentina di metri prima del punto esatto in cui il camion, alla fine, si è definitivamente fermato.
LA TOMBA L'utilitaria, accartocciata a squarciata in diverse parti, è diventata la tomba di Gerandro Concu. Ci sono volute diverse ore per riuscire a rintracciare i suoi parenti. Nella casa di via Diaz, a Capoterra, il campanello ha continuato a squillare a vuoto per oltre un'ora e mezzo. La moglie, Emanuela Maria D'Ancona, era uscita a fare la spesa, come alcuni vicini hanno raccontato alle assistenti sociali del Comune a cui è spettato l'ingrato compito di informare i familiari della tragedia. Il figlio trentenne, che inizialmente era stato dato per studente in una scuola di Serramanna, è stato invece raggiunto nel suo posto di lavoro, una società d'appalto che opera nell'area industriale di Macchiareddu e Sarroch.
LA STRADA Per ore, fino a mezzogiorno e mezzo, la dorsale consortile è rimasta praticamente bloccata, anche se la Polstrada ha lavorato a lungo per cercare di evitare enormi serpentoni d'auto e soprattutto camion e autoarticolati che fanno la spola tra le due statali, la 195 e la 130. Al chilometro 7, al confine tra i territori comunali di Capoterra e Assemini, l'arteria è ancora a due corsie di marcia e le carreggiate non sono divise dallo spartitraffico. Il “salto” oltre la linea di mezzeria ha così generato uno scontro frontale senza via d'uscita, senza possibilità per l'imprenditore sulcitano.
GLI AUTOMOBILISTI «È una strada maledetta», hanno ripetuto diversi automobilisti che sono rimasti bloccati per ore, spettatori di quel lungo e complesso lavoro da parte degli agenti, della Polizia stradale e dei soccorritori del 118 per recuperare le povere spoglie del morto e per liberare l'asfalto dagli ammassi di lamiere. Un giudizio non condiviso da altri che quella dorsale la percorrono ogni mattina e più volte. «Certo, incidenti ne sono capitati e non pochi, ma le cause sono sempre legate a velocità e soprattutto distrazione».
Ed è forse proprio quell'attimo di disattenzione ad aver scatenato l'incidente mortale. Quella frazione di secondo in cui la vigilanza viene meno e la reazione diventa inadeguata, impossibile a riportare l'auto nella giusta direzione di marcia ed evitare lo schianto.

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