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L'unione sarda. Soldato italiano ucciso

Un bambino lancia una bomba all'interno del blindato Lince Muore il capitano Giuseppe La Rosa, sassarino di stanza a Teulada

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KABUL Un morto e tre feriti per l'ennesimo attentato ai militari italiani in Afghanistan. Non il solito ordigno piazzato sulla carreggiata, stavolta, ma una bomba a mano lanciata all'interno di un Lince da un bambino di 11 anni, se è vero quanto scrivono nella loro rivendicazione i talebani.
L'ATTENTATO Erano le 10,30 locali, le 7 in Italia, ed un convoglio di militari italiani della task force sud stava rientrando nella base di Farah, nella parte più meridionale e pericolosa del settore ovest dell'Afghanistan controllato dal nostro contingente. Gli istruttori del Military advisor team avevano appena svolto un'attività di sostegno ai soldati afgani. All'improvviso, una esplosione scuote un blindato Lince, il primo dei tre mezzi italiani. Questa volta la particolare blindatura, che in passato ha salvato molte vite da mine ed Ied, i micidiali ordigni improvvisati, nulla ha potuto: la bomba è stata infatti lanciata all'interno del mezzo.
LA VITTIMA Il capitano Giuseppe La Rosa - 31 anni, celibe, siciliano di Barcellona Pozzo di Gotto e da dicembre in servizio al 3/o reggimento bersaglieri della Sassari di stanza a Teulada - è morto sul colpo. È la 53/a vittima italiana dall'inizio della missione, nel 2004. «Questa giornata il nome di un eroe ce l'ha ed è quello del capitano Giuseppe La Rosa - ha detto il ministro della Difesa, Mario Mauro - perché è lui che si è frapposto, contenendo con il proprio corpo le schegge dell'ordigno che è esploso, tra la bomba stessa e gli altri occupanti del mezzo». «È il suo sacrificio che ci rende orgogliosi - ha aggiunto - come lui era orgoglioso di quello che in Afghanistan stava facendo. Cioè servire la causa della pace».
I FERITI Altri tre militari, appartenenti all'82/o reggimento fanteria Torino, che ha sede a Barletta, ad all'8/o bersaglieri di Caserta, sono rimasti feriti. Subito soccorsi, sono stati trasportati all'ospedale di Farah. C'è chi ha riportato ferite da schegge alle gambe, come il maresciallo Giovanni Siero, 44 anni originario di Desenzano del Garda ma residente nel Casertano, e chi ha avuto altri traumi e lesioni, ma «nessuno è in pericolo di vita», assicurano allo Stato maggiore della Difesa.
L'ATTENTATORE-BAMBINO È stato un «coraggioso, eroico ragazzino afgano di 11 anni che ha lanciato la granata», rivendicano i talebani. In realtà, la ricostruzione dei fatti non è ancora chiara. Lo Stato maggiore della Difesa smentisce la notizia, circolata a caldo, che l'attentatore fosse un uomo con indosso una uniforme afgana. Nella sua versione ufficiale, parla di un attacco da parte di «elementi ostili», uno dei quali «ha lanciato un ordigno all'interno del primo dei tre mezzi» italiani, «presumibilmente rallentato dal traffico nei pressi di un incrocio». È possibile, ma non ci sono conferme, che i militari abbiano aperto al bambino e che questi abbia così inserito la bomba nell'abitacolo. Un ordigno probabilmente non di altissimo potenziale, e tale appunto da poter essere maneggiato da un ragazzino: lo dimostra il fatto, tra l'altro, che il mezzo è potuto «rientrare autonomamente» alla base.
INSIDIE MORTALI Dunque il campionario dell'orrore jihadista è vario, imprevedibile e contribuisce a trasformare l'Afghanistan in un labirinto di mortali insidie per i migliaia di soldati Nato impiegati. Che, da qualche tempo, non possono neppure contare ciecamente sui loro alleati afghani: ieri membri delle forze di sicurezza hanno colpito fatalmente due soldati americani e un civile.
DOLORE E CORDOGLIO «Profonda commozione» è stata espressa dal capo dello Stato Napolitano, mentre i presidenti del Senato Grasso e della Camera Boldrini parlano di «pesante tributo» che l'Italia continua a pagare per la stabilizzazione dell'Afghanistan. Il premier Letta esprime cordoglio per un «sacrificio lancinante», così come tutto il governo e il mondo della politica.

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