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L'unione sarda. Tutte le donne dell'Economia

L'ultima nomination sarda alla Cisl. L'Aidda: avanziamo, bene

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Vederne una al posto di comando ancora meraviglia. Ma di strada ne hanno fatto: dentro le “stanze dei bottoni” si incontrano anche top manager in gonnella. Segno che i tempi son cambiati. Con Emma Marcegaglia, nel 2008, la svolta di Confindustria, due anni dopo è un sindacato a chiamare Susanna Camusso, prima donna alla guida della Cgil. Nel 2011 Christine Lagarde prende il timone del Fondo monetario internazionale. Donne salite in vetta nel campo dell'economia. Anche dove mai si era osato, tra i cda delle società quotate in Borsa, nelle giunte delle associazioni imprenditoriali, ai vertici delle aziende.
IN SARDEGNA Ascesa lenta ma costante: cadono i tabù e le porte dei templi più maschilisti si aprono all'universo femminile. Anche in Sardegna arrivano i primi spiragli della rivoluzione rosa, con più d'una in primo piano. L'ultima nomination è quella di Oriana Putzolu , primo volto femminile al comando della Cisl sarda. Nell'Isola è la seconda donna chiamata a guidare un sindacato confederale, visto che Francesca Ticca , con la Uil, ce l'ha fatta già nel 2006. Altro nome noto, nel settore economico, è Elisabetta Falchi , prima donna a guidare un'associazione agricola (Confagricoltura). Ma a parlare al femminile è tutta la cultura d'impresa: Rosy Sgaravatti, Daniela Ducato, Lucina Cellino, Paola Giuntelli, Marisa Mancini , solo per citarne alcune tra quelle che compongono la lista dell'Aidda Sardegna, la stessa associazione che ha promosso la “Carta per le pari opportunità” sottoscritta da 40 istituzioni, tra imprese private, enti pubblici, associazioni di categoria, proprio per superare le discriminazioni di genere nel mondo del lavoro.
CARTA PARITÀ A volerla, questa Carta, è stata Antonella Siragusa , anche lei capitano d'impresa, oltre che presidente dell'Aidda. «Va avanti la sperimentazione in 15 aziende sarde, la bellezza di questa carta è che non ha prescrizioni tassative ma può essere applicata dalle aziende con poco impegno e costi bassissimi». L'Aidda si sta battendo ora per inserire nella legge elettorale regionale la doppia preferenza di genere. «Le donne si affermano sempre di più nei ruoli vitali della società e dell'economia e questo è un segnale forte per quel cambiamento che tutte auspichiamo».
ALTRI SEGNALI Di pari passo alla discussione che ha accompagnato la legge in Parlamento sulle quote rosa (i cda devono essere composti per un quinto da donne) l'impegno a rafforzare la presenza femminile è diventato più visibile, anche nei cda un tempo appannaggio di soli uomini. Nel nuovo consiglio di amministrazione del Banco di Sardegna, ad esempio, molte new entry donne: Francesca Argiolas , manager dell'omonima azienda vitivinicola di Serdiana, Maria Grazia Piras , ex consigliere della Sfirs, Maria Cardillo , ex direttrice Bankitalia di Reggio Emilia, l'imprenditrice Deanna Rossi e, nel collegio sindacale, Lucia Giovannelli , docente all'Università di Sassari.
Aria nuova anche in Confindustria, con una Giunta decisamente più rosa, sia al sud ( Francesca Argiolas , Simona Pellegrini , presidente giovani edili, Annalisa Aru della Saras, Lucetta Milani della Cres, Cinzia Cincotta dell'Agenzia marittima) che al nord ( Cinzia Callegari, Antonella Toti, Paola Tamponi ). Settori tipici maschili, come “cave e miniere” o trasporti e edilizia, sono oggi diretti da donne. Sarà che portano più fortuna? Per ora è certo che la presenza di donne nei cda delle imprese riduce il rischio default o, come dice l'Ocse, con più donne il Pil pro capite crescerebbe di un punto l'anno. Provare per credere.
Carla Raggio

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