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L'unione sarda. «Le maniere forti? Un errore»

DESULO. Lo sfogo del sindaco contro l'abbattimento dei maiali allo stato brado

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Dal nostro inviato
Piera Serusi
DESULO «È bene che se lo mettano in testa: le maniere forti non servono. La peste suina non si combatte abbattendo tutti i maiali».
E come, allora?
«Con il dia-lo-go. Gli allevatori devono essere incentivati a mettersi in regola, condizione indispensabile per stare sul mercato».
Gli allevatori, spesso e volentieri, lucrano sui capi eliminati. Indennizzi meglio degli incentivi...
«E infatti in trent'anni la Regione ha speso centinaia di milioni di euro e non ha risolto il problema».
Apposta l'Ue annuncia sanzioni ed è pronta a revocare i fondi.
«A Desulo già due volte è stato creato il vuoto biologico, fine dei Settanta e inizio degli Ottanta. Vennero uccisi tutti i maiali. Il risultato lo stiamo vedendo. Con una questione collaterale: giù a Cagliari mica lo capiscono che approcci così decisi generano soltanto problemi di ordine pubblico e anarchia. E mica capiscono che devo gestire una situazione esplosiva. E che se si accende la miccia, qui...».
Il sindaco Gigi Littarru, 43 anni, sottufficiale dell'Aeronautica, siede alla scrivania dell'ufficio al primo piano del Municipio. Una stanza che è una vetrina della tradizione desulese: mobili in legno intagliato, quadri con soggetto folk di donne in abito tradizionale e i postumi di una rosa di pallettoni ancora evidenti sullo scurino della finestra. «Anni Novanta - spiega -. Questione di cantieri di rimboschimento». Ragioni manifestate con una sventagliata di piombo. «Il fatto è che qui occorre gestire equilibri delicati, delicatissimi. E a Cagliari queste cose non le capiscono. Ti lasciano solo, punto e basta».
IL POST SU FACEBOOK «Da oggi iniziano i casini seri per il sottoscritto, e mi riferisco alla mia tranquillità», ha scritto due settimane fa sul suo Facebook. Gigi Littarru aveva appena firmato l'ordinanza per l'abbattimento di due maiali che pascolavano vicino al paese (altro problema). Quella mattina (29 maggio scorso) - mentre a Cagliari era in corso il vertice in tema di peste suina che decretava la linea della tolleranza zero contro gli allevamenti clandestini - a Desulo è arrivato il primo assaggio. «Sindaco, lei non c'entra nulla. Ce ne occupiamo noi», gli aveva detto il generale Gilberto Murgia, commissario per l'emergenza peste suina. Così, una squadra di veterinari dell'Asl scortata dai carabinieri piombò di primo mattino negli ovili più vicini al centro abitato. È finita con un paio di allevatori che si sono autodenunciati (primo passo per registrare l'azienda), due suini abbattuti, e un surriscaldamento del clima che non fa troppo bene alla salute. «Minacce? No, anche perché lo racconterei subito su Facebook. Però, diciamo che faccio finta di essere tranquillo».
L'ASSEMBLEA Intanto, l'altro ieri non è rimasto neanche un posto in piedi all'assemblea degli allevatori (non solo di Desulo, ma pure dei paesi vicini) convocata in sala consiliare. All'ordine del giorno: le richieste da fare alla Regione. «Una fra tutte, reintrodurre la norma che prevede vengano abbattuti solo i suini risultati positivi al test della peste suina. Che senso ha avviare una mattanza se gli altri capi sono sani? Ecco, questo è uno dei punti sbagliati dell'approccio con gli allevatori. E, lo ripeto, i risultati sono sotto gli occhi di tutti: la peste suina non è stata debellata». Per la verità, dopo l'annuncio della linea dura il generale Murgia riceverà oggi a Cagliari una delegazione di allevatori.
INCONTRO COL GENERALE «È un segnale che c'è finalmente la volontà di ascoltare gli allevatori. Io l'ho detto, al generale: è la politica che deve prendersi la briga di risolvere questa storia. Solo e soltanto la politica». A Desulo, dove l'allevamento dei suini è una tradizione antichissima, ci sono tre salumifici (che, quanto all'acquisto e allo smercio della carne sono ovviamente soggetti a rigidissime limitazioni ndr ) e una moltitudine di allevamenti. «Oggi, per i più, tenere i maiali è diventata un'integrazione al reddito. Ma l'allevamento dei suini allo stato brado qui da noi è tradizione, cultura. Fino alla fine degli anni Settanta, a Desulo c'erano decine di porcari che avevano branchi di 200, 300 maiali».
GLI OVILI COMUNITARI Fu proprio l'avvento della peste suina africana, nel 1978, a spazzare via tutto. «Fino ad allora i porcari facevano la transumanza in Trexenta e quando portavano le bestie sui monti ricoveravano i maiali negli ovili comunitari». Aurrasa , si chiamano, capanne col tetto di tronchi che oggi l'amministrazione comunale sta pian piano recuperando. «Le bestie erano allo stato brado ma sotto controllo - puntualizza il sindaco -. È la tradizione che non va perduta. Solo così si potrà davvero sconfiggere questo flagello».

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