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L'unione sarda. Lo sfogo di tzia Antonia: una trappola per incastrarlo

Durissime parole della sorella maggiore di Mesina

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« Ordiu, an't ordiu tottu ». Tzia Antonia Mesina, sorella maggiore di Graziano, non invoca la redenzione di nessuno, snobba intercettazioni ambientali e telefoniche. Tradisce solo irritazione quando scandisce, per quattro volte, in orgolese stretto: «Hanno organizzato tutto». Nomi e cognomi, no, non si fanno: «Noi non ne sappiamo nulla ma c'è chi ha architettato qualcosa. Graziano mi ha detto di non preoccuparmi».
Prima chiede ai compaesani dell'ultimo lutto - quello che accade a Orgosolo merita attenzione e rispetto - poi non si tira indietro, se si tratta di difendere fratello e figlio. Anche Raimondo Crissantu è stato arrestato nella maxi operazione di lunedì.
E così, mentre i giovani seduti al tavolo di un bar del centro mettono le mani avanti e guardano oltre («Graziano Mesina non è sinonimo di Orgosolo, c'è altro, dalle parti del Supramonte») lei - a poca distanza - guarda oltre sì, ma a modo suo. «Graziano incastrato. Ordiu, ant ordiu tottu ». Dietro il portoncino bianco di casa, circondato da vasi di gerani nella strettissima via Gallura, racconta quell'alba movimentata, senza abbassare lo sguardo e senza mettere piede oltre la porta, verso l'uscita.
" Muccadori " d'ordinanza, rigorosamente scuro, divora le parole: «Ero seduta sul divano, quando sono arrivate le forze dell'ordine, non avevo nemmeno la forza di muovermi per lo spavento. Dicono che abbia offerto caffè e biscotti: non è vero, è una bugia. Non ne sarei stata nemmeno in grado, mi son spaventata tanto, con tutta quella giustizia . Con mio fratello, mentre "frugavano" in tutta la casa, nemmeno ho parlato. Solo quando lo hanno portato via, lui mi ha detto: stai tranquilla».
Ma non è tranquilla, tzia Antonia. «Non so cosa faremo ora. Eppure le telefonate che riceveva Graziano erano quelle di chi chiedeva di comprare alcuni terreni, tutto qui».
Nella realtà vista attraverso i suoi occhi, il fratello è punto di riferimento di giovani laureande. E lo racconta con orgoglio: «Venivano a casa, le studentesse. Preparavano la tesi di laurea su Graziano, bussavano alla nostra porta perché volevano che lui le leggesse. Proprio non capisco, di questa storia non ne sappiamo nulla». Non parla delle intercettazioni, nello specifico, ma non fa mistero del suo odio per i telefoni: «Sono tutti sotto controllo, ormai». Sulle condizioni del fratello preferisce informarsi tramite l'avvocato: «L'ho sentito, anche se non so come intenderà muoversi». Dopo lo sfogo indietreggia, vuole rientrare a casa. Il film è stato visto troppe volte, stop alle repliche. Ma non abbandona il tono cordiale: saluta, non prima di aver offerto caffè e biscotti.
Mariangela Lampis
(mariangelalampis@videolina.it)

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