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L'unione sarda. Il volto della resistenza di Orgosolo: Gianpietro corre più veloce di tutti

La vittoria del piccolo campione è stata un balsamo per il paese ferito

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Dal nostro inviato
Piera Serusi
ORGOSOLO «A correre. Pensavo a correre e basta». Ottanta metri piani in 9 secondi e 65, ribadiscono in coro i compagni di scuola che provano a colmare i vuoti della sua timidezza. Il ragazzino più veloce d'Italia (recentissimo record nazionale ai Giochi sportivi studenteschi di Roma) in questi giorni sta affrontando gli esami di terza media, annuncia che a settembre andrà allo Scientifico e che gli piacerebbe continuare a coltivare la sua passione per l'organetto. «Suono per il gruppo di ballo Murales, quello dei grandi», avvisa con orgoglio, mentre i compagni gli ricordano che a suonare ci sono buoni in molti ma a correre. «A correre? Mi sto allenando, adesso. Ma io gioco a calcio. Esordienti, sono una punta».
IL RECORD Gianpietro Fronteddu, 14 anni, è l'adolescente che in questi giorni di bufera è stato come un balsamo lenitivo per il suo paese. Mentre i giornalisti piombavano a Orgosolo per raccontare l'ultimo capitolo della parabola triste di Graziano Mesina, tutti - dal sindaco alla giovane barista che serviva cappuccini ai turisti - rintuzzavano l'attacco famelico dei cronisti brandendo come un amuleto il nome del piccolo atleta, il mufloncino del Supramonte che ha scalato senza neanche tanta fatica il podio tricolore. «Pensavo a correre e basta», fa spallucce lui, circondato dagli amici all'uscita di scuola. Da appena un mese viene allenato dalla “Delogu” di Nuoro. Intanto, mercoledì ha appuntamento in sala consiliare dove il sindaco gli consegnerà una coppa. «Un talento io? Boh. Però giocando a pallone sono veloce».
In mezzo al diluvio di notizie, indiscrezioni e rivelazioni che ancora una volta hanno sbattuto Orgosolo in prima pagina - possiamo raccontare l'altra faccia di un paese che lotta per ricacciare indietro i fantasmi del passato? Un angolo di Barbagia dove, su cento adolescenti, negli anni di calma ne vengono segnalati al Tribunale per i minori dai 15 ai 20. E dove, tuttavia, rispetto alla popolazione (4.350 residenti) si conta il più alto numero di vocazioni con 11 sacerdoti in attività (il sindaco Dionigi Deledda l'ha ripetuto fino a sgolarsi) e 5 seminaristi; il più alto numero di chierichetti (60), e di iscritti all'Azione cattolica (400).
MARCHIO A FUOCO Santi e banditi, diranno i meno prudenti. «È soltanto che il mio è un paese come gli altri. Eppure noi orgolesi passiamo la vita a lottare per levarci di dosso un marchio impresso a fuoco da chi ci vuole vedere solo secondo il più banale degli stereotipi». Peppino Dore, 48 anni, vigile del fuoco e padre di tre ragazzi, è il vicepresidente della Polisportiva “Supramonte” (presieduta da Francesco Rubanu), 420 iscritti tra bambini e adolescenti, una decina tra dirigenti e allenatori, e punte di eccellenza nel calcio, nella pallavolo e nel softball. È sul tappeto dei campi sportivi e nelle due palestre del paese che Orgosolo combatte la sua resistenza. «Qui si insegna a rispettare le regole. Lo sport è anche prevenzione, è un porto sicuro per i ragazzi», spiega Peppino Dore. Talvolta, però, c'è chi si perde. C'è chi sceglie la brutta strada. «Sa perché succede? Perché noi dirigenti siamo pochi e c'è tanto da fare». Si lavora d'intesa con la scuola e il Comune, ma soprattutto con la parrocchia.
LE VOCAZIONI La parrocchia dove è arrivata tante volte la chiamata del Signore. «Le famiglie ci tengono a che i ragazzi frequentino le attività e i campi scuola», spiega don Michele Casula, parroco a Dorgali, che per 15 anni ha curato le pecorelle di Orgosolo. Ha visto crescere molte vocazioni, tutte nate nel gruppo dei chierichetti. Serviva messa fin da bambino anche don Simone Corraine, 26 anni, ordinato sacerdote sabato scorso. «Perché tante vocazioni a Orgosolo? Perché la gente prega», avvisa al telefono. Ora è in Germania per studiare il tedesco, a settembre sarà a Roma per il dottorato di Teologia morale. Liquida con un «non so» la domanda su quanti coetanei sono invece in galera. E invece sì, dice che c'è un comune denominatore tra il successo del bambino più veloce d'Italia e la grazia di tante vocazioni sacerdotali. «La radice comune - spiega - è l'attenzione per i ragazzi». È d'accordo Angela Corda, 46 anni, mamma di Gianpietro Fronteddu. «La famiglia è fondamentale. Come lo è stare vicino ai ragazzi, soprattutto nel momento della sconfitta».
L'ORGOGLIO È la resistenza di Orgosolo. Il piccolo campione è cresciuto dentro la Polisportiva, settore calcio, ma il talento non conosce steccati. «Siamo orgogliosi», sintetizza Peppino Dore. «Tutto il paese lo è», ribadisce il sindaco. E adesso il lavoro del sodalizio va avanti, anche grazie al sostegno finanziario del Comune («svolgono un compito sociale», avverte il primo cittadino) e il contributo della comunità. L'ultima raccolta fondi ha fruttato 12 mila euro. Qui la questua per la Polisportiva è attesa pure dalle vecchie, che donano i soldi con la stessa devozione profusa per la colletta della festa patronale. «Il paese ci aiuta - spiega Dore - perché sa che lavoro facciamo».

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