Attenti a viaggiare trasportando nel bagagliaio una forma di formaggio lavorato dai vermi. Perché, se i famigerati Baschi blu spediti in Barbagia nel 1967 per scovare i banditi, piombavano negli ovili e rovesciavano i pentoloni fumanti convinti di trovare le pistole nascoste nelle cagliate fumanti, oggi potrebbe succedere che un agente vi chieda di spaccare la forma alla ricerca di una busta di cocaina. Colpa di Roberto Saviano che lunedì sera a Nuoro, davanti alla vicenda di Graziano Mesina servita su un piatto d'argento, si è conquistato i titoli sui giornali: «Sappiate che (Grazianeddu, n.d.c ). è solo la punta dell'iceberg, perché il narcotraffico ce l'avete in casa. Le montagne, gli ovili sono gli abituali punti di stoccaggio della cocaina che arriva dalla Spagna».
PUGNO ALLO STOMACO «Più scendo nei gironi imbiancati dalla coca, e più mi accorgo che la gente non sa», ha detto lo scrittore nel suo ultimo romanzo-inchiesta ZeroZeroZero . Naturale la decisione di far aprire gli occhi anche ai barbaricini: «Il redditizio settore della cocaina continua a crescere anche accanto alla vostra porta. Con un fatturato di 200 milioni all'anno. Quando si parla di Sardegna, terra poco raccontata, non la si mette certo sul piano del narcotraffico. Vi invito a osservare da vicino, non considerate ciò che è successo come un episodio isolato». Nella sua personale partita doppia però Saviano ha trascurato un piccolo particolare: se tutti i sardi sono permalosi, gli uomini degli ovili su certi argomenti si dimostrano facilmente irritabili e reagiscono con veemenza a ogni generalizzazione, memori proprio di quel pastore-uguale-sequestratore che da quasi 50 anni accompagna il loro lavoro.
IL DITO PUNTATO Ecco perché Fortunato Ladu, allevatore desulese trapiantato in Campidano e uno dei fondatori del Movimento pastori sardi, martedì mattina ha scatenato una tempesta sui social network, pretendendo le scuse da Roberto Saviano e invitandolo a trascorrere una giornata nella sua azienda di Pabillonis per rendersi conto «che non siamo tutti trafficanti di droga». «Mi ha dato fastidio proprio la generalizzazione», ribadisce Ladu sperando in un gesto riparatore dello scrittore «che ammiro per il suo coraggio. Potrebbe, per esempio, denunciare la politica delle banche: sono pronto a dimostrargli estratti conto alla mano che su un fido paghiamo il 15,70 per cento di interessi». Si meraviglierebbe se domani venisse arrestato un pastore con la cocaina nascosta nei bidoni del latte? «No», risponde Fortunato Ladu, «siamo quindicimila operatori e viviamo tutte le contraddizioni del mondo d'oggi».
RAZZISMO AL CONTRARIO Un tasto su cui batte da Ollolai anche Priamo Cottu. «Saviano, dice infatti l'allevatore - sembra uno di quelli che si stupisce quando vede i pastori usando il tablet». Non manca poi chi taglia corto, «sprecando poche parole». Pasqualino Sole, presidente della cooperativa pastori di Oliena liquida il discorso con un «abbiamo altro a cui pensare» e ironicamente si augura di «non ritrovarsi i carabinieri a frugare nelle confezioni di pecorino grattugiato». Anche la direttrice del Serd Rosalba Cicalò non è tra quelli che considera i pastori immuni dal rischio-sniffata pur riservandosi un'analisi più approfondita «perché sono all'Asl di Nuoro da meno di due mesi». Nessun commento invece in Questura, dove comunque sarebbero state accolte con scetticismo le conclusioni di Roberto Saviano, ma da tempo sono impegnati su un fronte molto frastagliato ma legato da un filo comune: oggi praticamente ogni indagine, dalle rapine alle estorsioni, porterebbe sul fronte-droga conn possibili anche novità in tempi brevi.
REALTÀ NASCOSTA Roberto Saviano ha comunque toccato un tasto dolente se mercoledì sera a Nuoro è stato presentato il libro di Gian Paolo Mele Corriga Il Califfo, romanzo costruito anche su alcuni episodi di criminalità di 50 anni fa innestati su un traffico di droga mascherato dall'import di carni congelate e con il mondo agropastorale sullo sfondo. L'autore di Gomorra , insomma, sembra non aver scoperto niente di nuovo. Anche se non manca in Barbagia chi ancora guarda solo all'alcol come alla vera droga. Illusi che domani pomeriggio a Nuoro dovrebbero fare salto in Cattedrale e ascoltare la conferenza di padre Salvatore Morittu, fondatore in Sardegna delle prime comunità di recupero per tossicodipendenti.
Michele Tatti
