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L'unione sarda. Poco controllo, tanto spreco

La requisitoria della sezione che verifica l'andamento delle spese regionali

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Diciannove milioni di perdite nel 2011, l'anno successivo chissà: la Regione ignora come spendono i soldi le aziende che ha in pancia, brave comunque ad assumere e stipulare consulenze anche in tempi di vacche magre. Un buco nero denunciato ieri mattina nell'«adunanza pubblica» della sezione speciale della Corte dei conti abilitata a controllare la regolarità delle spese regionali. E dall'indagine sulle 35 aziende partecipate da viale Trento sono emerse «anomalie e irregolarità», parole del consigliere-relatore Valeria Motzo incaricata di leggere i risultati dei controlli nel biennio 2011-2012.
IMPUTATI Ad ascoltare la requisitoria (diplomatica e cortese nella forma, durissima nella sostanza) un uditorio composto dagli “imputati”: i dirigenti massimi degli assessorati, i manager delle società chiamati poi dal presidente della sezione Anna Maria Carbone Prosperetti a chiarire e a integrare i rilievi mossi dalla Corte dei conti. Una sfilata che ha comunque confermato le difficoltà della macchina regionale nella gestione della spesa del suo sistema di partecipazioni aziendali. «Ci sono problemi, è vero», ha spiegato Gabriella Massidda, direttore generale della presidenza della Giunta, «ma non c'è assolutamente superficialità nella tenuta dei conti e nella trasmissione dei dati».
CONFUSIONE C'è ancora poca trasparenza, stando ai magistrati contabili: alla Regione esiste «una situazione di confusione e con controlli non sufficienti di gestione e spese». E il motivo va ricercato nel fatto che «la banca dati delle partecipazioni regionali che la Regione ha attivato dalla fine del 2012 non dialoga con gli altri sistemi informativi alimentandosi esclusivamente con i dati vidimati e inseriti dai singoli assessorati. Sui dati finanziari in particolare la Regione non dispone di un sistema informativo che prelevi e aggreghi i dati direttamente dal bilancio regionale. Ciò incide sull'affidabilità e completezza dei dati raccolti». Una babele che secondo la Corte dei conti di fatto porta la Regione a non rispettare «gli obblighi di informazione e trasparenza», sbandierati in leggi e delibere degli anni scorsi.
DISMISSIONI Il sistema delle partecipazioni regionali ha incamerato nel 2011 304 milioni di euro e ha fatto registrare una perdita di esercizio di 19 milioni. Nel 2012 i trasferimenti sono saliti a 310 milioni, ma la Corte dei conti ignora a tutt'oggi i risultati di bilancio perché solo tre enti hanno trasmesso (Arst, Saremar, Sigma) i risultati di esercizio. Unica azienda virtuosa che ha rispettato tempi e scadenze, l'Arst.
DIPENDENTI Capitolo a parte le assunzioni. Le aziende regionali contavano 4.197 dipendenti nel 2011, l'anno successivo il numero è sceso 3.883 per effetto dei pensionamenti. Ma «alcuni organismi partecipati», spiega la relazione, «contrariamente alla normativa vigente, hanno incrementato la spesa per il personale con una condotta in contrasto con gli obblighi che impongono all'amministrazione regionale controllante di contenere tale voce di spesa». Gli stipendi sono costati 194 milioni di euro e a questa cifra va sommata anche la voce consulenze, quattro milioni e 379 mila euro. Sempre nel 2012 sono aumentate anche le spese di rappresentanza (convegni, relazioni pubbliche, mostre, pubblicità), approdate alla quota di 17 milioni.
Anche sulle poltrone i giudici della Corte dei conti hanno da ridire. Troppe e in barba ai buoni propositi di risparmio della spesa pubblica. «I consigli di amministrazione sono composti da un numero superiore a tre componenti» e arrivati a questo punto «in occasione del primo rinnovo degli organismi arrivati a scadenza», la Regione dovrà tagliare gli incarichi.
Antonio Martis

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