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L'unione sarda. Nuova guerra attorno all'Asinara

Il sottosegretario non esclude la riapertura. Ed è subito caos

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La domanda sulla possibile riapertura del carcere dell'Asinara lo spiazza. E la risposta è quella tipica di chi, non conoscendo bene l'argomento, vuole scongiurare gaffe. Evasiva al massimo. Sono le 11,45 di ieri e Giuseppe Berretta, catanese doc, sottosegretario alla Giustizia in quota Pd, ha appena incontrato in Tribunale a Cagliari il presidente della Corte d'appello Grazia Corradini e il procuratore generale Ettore Angioni. La conferenza stampa è in programma nella sede del Partito democratico in via Emilia, ma i giornalisti lo hanno aspettato per un'ora nei corridoi del Palazzo di giustizia e insistono. «L'Asinara può riaprire?». Lui cincischia e gira al largo: «Ancora è presto per affrontare questo argomento, ma la Sardegna ha comunque già una serie di strutture attrezzate, compresi i quattro nuovi istituti due dei quali, quelli di Tempio e Oristano, già aperti». Né sì né no, insomma. In estrema sintesi: vediamo.
IL CORO DI NO Tanto basta per scatenare una serie di reazioni a catena, come già era successo quando sullo stesso argomento si era pronunciato, usando più o meno le stesse parole, l'allora ministro Paola Severino. Il primo a controbattere è il governatore Ugo Cappellacci: «Qualsiasi ipotesi di riapertura del vecchio carcere non solo sarebbe un'ipotesi scellerata, ma sarebbe un'idea retrograda e per noi inaccettabile». A stretto giro di posta arriva il no pasaran del deputato pidiellino Mauro Pili: «L'ipotesi di riapertura dell'Asinara è demenziale quanto la conferma che il Governo voglia mandare 300 mafiosi del 41 bis in Sardegna». Il messaggio è chiaro: la risposta dei sardi è no, l'Asinara non tornerà a essere una Caienna. Mai e poi mai. Qualunque cosa succeda.
QUARTUCCIU E MAFIOSI Durante l'incontro coi vertici della giustizia isolana - a cui hanno preso parte anche i parlamentari Pd Giuseppe Luigi Cucca e Silvio Lai e il responsabile sardo del settore giustizia del partito Michele Schirò - è invece emersa l'ipotesi molto concreta della chiusura del carcere minorile di Quartucciu, una struttura modello che attualmente ospita solo sei detenuti. E a quanto pare il sottosegretario ha dato la disponibilità del governo a procedere su questa strada. Sorge spontanea la domanda: dell'istituto che ne sarà? Certamente sarà riutilizzato, magari - questa è l'ipotesi in campo - per i detenuti a bassa pericolosità. Altra questione caldissima: l'arrivo ormai certo di un esercito di detenuti mafiosi nei nuovi istituti penitenziari dell'Isola: Tempio, Oristano-Massama (già aperti), Sassari-Bancali e Cagliari-Uta. «Evitiamo allarmismi strumentali, faremo di tutto perché non ci siano effetti collaterali e per i 41 bis faremo in modo che vi sia un'adeguata vigilanza anche sui familiari», ha detto sul punto Berretta che poi ha invitato a pensare agli effetti positivi, ad esempio «il ritorno nella vostra Isola di molti agenti di polizia penitenziaria sardi, circa 150, che hanno già fatto richiesta».
I TRIBUNALI Sul tavolo anche la questione legata agli uffici giudiziari isolani e all'eterno spauracchio di una chiusura dei Tribunali di Lanusei e Tempio, scongiurata con l'ultima riforma. Anche in questo caso il sottosegretario si è tenuto molto prudente, spiegando «che la strada resta quella intrapresa della razionalizzazione finalizzata a una maggiore efficienza e al contenimento dei costi». Una risposta pure qui non proprio rassicurante, anche se chi era con lui ha poi precisato che «in realtà il sottosegretario ha equivocato e si riferiva alla già avvenuta soppressione delle sedi distaccate e non certo alla chiusura dei Tribunali sardi, che restano sei e non si toccano». Infine Berretta ha scattato una fotografia positiva sui tempi di definizione dei processi nel Tribunale di Cagliari. «Per il penale siamo nei limiti - sono state le sue parole -, mentre sul civile c'è la convinzione che entro i prossimi cinque anni si possano raggiungere standard analoghi. Il numero di magistrati è sufficiente, mentre ci sono dei problemi per quanto riguarda il personale amministrativo e delle cancellerie».
Massimo Ledda

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