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L'unione sarda. Legacoop, la sfida è in Marocco

Imprenditori sardi nel paese africano: investimenti per 4 miliardi

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Quattro miliardi di euro di investimenti programmati fino al 2020 per la realizzazione di quartieri residenziali di lusso, straordinarie possibilità nel settore dell'agroalimentare e un Pil in crescita del 5%: bastano questi dati per capire che il Marocco è un paese con grandi possibilità di espansione. Ne sono convinti alcuni imprenditori sardi che hanno deciso di puntare sui mercati del Paese nordafricano per commercializzare i loro prodotti.
IL PROGETTO Edilizia e agroalimentare sono i settori nei quali 24 tra aziende e cooperative del Cagliaritano si preparano ad affrontare la sfida. Il progetto di Legacoop Cagliari, si chiama “Sardegna-Chaouia Ouardigha, internazionalizzazione d'impresa e cooperazione fra territori”. Da oggi fino a sabato, nella ricca regione di Chaouia, gli imprenditori isolani saranno impegnati in una serie di tavole rotonde, incontreranno i colleghi marocchini, i rappresentanti del governo locale, e avranno incontri bilaterali durante i quali avranno l'opportunità di confrontarsi con operatori locali interessati all'acquisto. «È un progetto esplorativo a cui stiamo lavorando da un anno», spiega il presidente di Legacoop Cagliari Gianni Locci. «I settori interessati sono due, collegati tra loro, l'agroalimentare e le costruzioni. Dalla filiera dell'ovicaprino si può arrivare a produrre una lana che può essere utilizzata per la realizzazione di isolanti termici per le costruzioni», aggiunge.
IL MERCATO Non solo. «Puntiamo molto, per il futuro, a formare una classe manageriale marocchina che consenta di avere interlocutori adeguati per le nostre aziende». Il filo conduttore del progetto è la volontà di scoprire altri mercati, «in un momento di grande stagnazione in Sardegna per cui l'alternativa per molte aziende è quella di chiudere», sottolinea Locci. Un esempio? Prendiamo il formaggio. «In Marocco, nonostante non manchino le materie prime, il formaggio si acquista dalla Francia perché non si conoscono le tecniche di lavorazione e produzione», spiega Giulio Macciocco, responsabile del progetto. «Partendo dalle pecore, si possono selezionare i capi, individuare i veterinari e produrre direttamente lì». Alla base del progetto c'è il concetto di internazionalizzazione etica. «Aiutiamo le nostre aziende e coop a trovare sbocco in un mercato vicino e naturale per noi, come quello nordafricano ma nello stesso tempo contribuiamo allo sviluppo delle popolazioni di quei territori, perché parte degli utili derivati da queste iniziative saranno reinvestiti in progetti di sviluppo locale».
Mauro Madeddu

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