L'avvocato Giannino Guiso è stato chiamato a testimoniare su un documento trovato dai carabinieri l'11 giugno scorso nella valigetta di Graziano Mesina, dove c'erano anche una mappa e la fotografia del titolare di una società di vigilanza di sassarese. Nei prossimi giorni si saprà se il penalista nuorese potrà continuare a difendere il bandito orgolese.
Nel frattempo sconcerta la richiesta di Emilio Fede: l'8 aprile 2011 alle 15,28, la segreteria chiama Mesina e gli passa il direttore del Tg4 che subito chiede un favore per la figlia di un suo amico. Il giornalista specifica che il padre ha avuto problemi con la giustizia, la ragazza lavora a Tempio e ha problemi perché viene maltrattata. Grazianeddu risponde che andrà a trovarla.
In sostanza, il direttore di uno dei tg Mediaset, chiede un intervento a Mesina sulla figlia di un pregiudicato. Come non bastasse Fede fa pure lo spiritoso dicendo a Mesina che avrebbe spiegato bene le cose «per il brigadiere o il maresciallo che lo stanno ascoltando». E qualcuno all'ascolto c'è davvero.
Il 13 aprile dello stesso anno è una donna, Margherita, a telefonare: ha bisogno di una mano d'aiuto, quella del bandito che si pensa redento e che invece non lo è per niente. Margherita è un docente universitario e l'unica persona che può aiutarla è Francesco Cossiga al quale ha scritto una lettera. Però il presidente è morto senza aver risolto niente. L'insegnante chiede a Mesina di intervenire tramite il figlio, Giuseppe Cossiga. L'ex ergastolano vuol sapere di che problema si tratti ma la donna è disposta a parlarne solo di persona. Così la prof e il bandito si accordano per incontrarsi.
M. F. Ch.
