Sassari, Olbia, Cagliari, Lanusei, Nuoro. Sul Porsche Cayenne Graziano Mesina girava come una trottola. E quando non era in macchina viaggiava in aereo: su e giù per la penisola, avanti e indietro, senza sosta. Trafficava in droga ma, soprattutto, recuperava crediti. A modo suo.
Parlava al telefono coi personaggi più disparati, dall'ex brigatista Giuliano Deroma, suo amico, al re del Bagaglino e titolare della discoteca vip di Porto Cervo Gianni Principessa, dal consigliere regionale Giorgio Oppi al presidente della Uil Lombardia, dal giornalista di Liberation a quello del Tg1. E poi avvocati, ristoratori, imprenditori. Affaristi. E banditi. Era accorto Graziano Mesina ma non tanto da scoprire il localizzatore satellitare e la sofisticata microspia che i carabinieri di Nuoro avevano installato sul suo potente suv. Non sapeva, quindi, che i suoi tragitti e le sue parole per cinque anni sono stati registrati.
MARINA BERLUSCONI Il 17 luglio dello scorso anno alle tre del pomeriggio il fuoristrada è fermo, lo sportello aperto. L'autista (Mesina non ha la patente di guida) parla con l'ex ergastolano e chiede le chiavi del garage. Graziano dice di consegnare tutto alla sorella Antonia e di dirle che è dovuto andar fuori. I due entrano in macchina e partono. Graziano indica la strada da fare. Dice all'autista di essere molto famoso, per quel motivo gli offrono tanti affari. Si lamenta, l'orgolese, solo perché i suoi parenti non lavorano con lui. Pochi minuti e il Cayenne si ferma, i due scendono ma restano lì vicino e la microspia registra ancora: Mesina dice che per l'affare che ha concluso con Marina Berlusconi ha guadagnato tanti soldi. «Pagando i vari autisti, ha dato 150.000 euro. Chi ha comprato la macchina e chi ha preso i soldi in contanti». Se i suoi nipoti fossero andati con lui avrebbero preso loro quei soldi.
Si riferiva l'orgolese forse alla mediazione per i terreni di capo Ceraso venduti dal pastore Paolo Murgia dopo una ventennale battaglia giudiziari con la Edilizia Alta Italia del gruppo Fininvest? La trattativa è stata captata dalla microspia e pure il dopo: Mesina chiede alla moglie di Paolo Murgia, morto da pochi giorni, se ha trovato gli assegni. La donna dice di no e gli chiede di avvicinarsi appena può. Quindi si sfoga contro il figlio che non si accontenta di quanto gli ha lasciato il padre.
Stando all'inchiesta dei carabinieri che, all'alba dell'11 giugno scorso ha portato Mesina in carcere per associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga, la mediazione era la vera attività del bandito graziato nel novembre 2004. Gli atti che accusano i 26 arrestati come complici del bandito orgolese (tra questi l'avvocato Corrado Altea cui il gip ieri ha negato la scarcerazione), tracciano un ritratto terribile di Grazianeddu.
I BAMBINI Un'intercettazione, in particolare, svela tutta la ferocia: 6 aprile 2012, ore 19,30, Mesina è in macchina con Totoni Musina.
Graziano: pure quello di Bono quando l'ho visto non mi piaceva.
Totoni: sì, voi già l'avete detto subito.
Graziano: non mi piaceva, boh, me lo sentivo dentro.
Totoni: avevate ragione voi, ha fottuto molti...
Graziano: che razza di bastardo. È sposato?
Totoni: sì e ha figli.
Graziano: basta prendere il figlio.
Totoni: no, non ho bisogno io di fare così, basta fermare lui.
Graziano: eh, i figli sono grandi? Se sono grandi sì, se è piccolo no.
Totoni: Grande? Uno ha 15 anni, l'altra 13 e uno tre-quattro.
Graziano: il piccolo no, quello non piacerebbe nemmeno a me, però se sono grandi sì.
Totoni: basta fermare lui.
Era il suo modo di riscuotere i crediti. Anche a Mogoro aveva mostrato il suo volto cattivo: la conversazione con Giovanni Filindeu è eloquente.
Graziano: bisogna farlo pagare e basta.
Giovanni: sì, sì...
Graziano: bisogna che ci vediamo perché lo risolviamo in un altro modo, altrimenti...
Giovanni: lui?
Graziano: altrimenti... è andare a fuoco...
Giovanni: a fuoco.
M. Francesca Chiappe
