«Anche il tessuto economico è a rischio tracollo e l'attivazione della zona franca è l'unico provvedimento capace di invertire la tendenza», dicono il coro gli imprenditori di Dorgali. «Sopravviviamo con il turismo nord europeo, ma non basta», spiega Lino Ruiu , proprietario del ristorante Sant'Elene convinto propugnatore delle esenzioni doganali «perché combustibili e Iva incidono sugli ospiti come su chi lavora o vive in Sardegna».
Il tema della zona franca integrale, col regime fiscale che compenserebbe l'insularità eliminando accise e imposte su combustibili e altri prodotti, dallo zucchero agli alcolici, ai beni strumentali, è da sempre molto caro ai dorgalesi. «La vendita di computer è ridotta all'osso e ormai tiriamo avanti a stento solo con l'assistenza, la vendita di pezzi di ricambio e con prodotti come cellulari, penne usb, purché a basso costo», sottolinea Sandro Rosu , titolare di un negozio di informatica, fotografando una situazione simile a tanti settori commerciali. «Sempre più spesso forniamo preventivi di riparazione, con i clienti che preferiscono tenersi una vecchia finestra, se possono risparmiare anche 200 euro», racconta infatti Tonino Carta , amministratore di un'azienda specializzata in infissi. Il crollo dell'industria delle vacanze colpisce anche l'enogastronomia: «Il turismo è una fetta di mercato importante ma oggi sempre più ridotta», rileva Leonardo Salis , presidente del caseificio che batte anche sui costi energetici e in tandem con Sebastiano Loi della cooperativa edile rafforza il fronte sostenendo che anche i settori economici tradizionali «devono sostenere la richiesta di istituzione della zona franca perché riducendo i costi di produzione si incoraggerebbe una ripartenza generale dell'economia». Altrimenti, afferma Attilio Mulas , rappresentante di macchine alimentari, «l'unica soluzione per i sardi sarà emigrare, come già sta accadendo."
Pierfrancesco Lostia
