ROMA Irrompe il dramma dei lavoratori sardi nell'aula del Senato. Il racconto degli emblematici e ormai senza soluzione casi degli operai della Vinyls e dell'Alcoa emergono tra i singhiozzi di rabbia e commozione della senatrice sarda Manuela Serra del Movimento 5 stelle: nel suo intervento di tre minuti e mezzo più volte la voce s'incrina, lasciando trasparire un'autentica partecipazione emotiva, sottolineata anche dalla presidente dell'Aula e dagli applausi spontanei dei colleghi.
La senatrice Serra parla del commissariamento della Vinyls che è il preludio al fallimento della fabbrica, degli operai che da febbraio non ricevono lo stipendio, ricorda che nell'azienda sono stoccate sostanze chimiche pericolose e chiede cosa succederà, chi farà la guardia a questa bomba ecologica. La Serra legge il suo intervento elencando i fatti crudi di cronaca ma nel furore della partecipata denuncia il groppo alla gola rallenta il discorso, le lacrime sono faticosamente ricacciate indietro. L'Aula applaude, solidale e spontanea. E gli applausi tornano alla fine dell'intervento quando la senatrice “stellata” ricorda anche il dramma dell'Alcoa, dei tanti lavoratori che non hanno più una copertura e, annunciando un'interrogazione al ministro, chiede per questo «abominio nei confronti dei sardi» almeno una «presa d'atto da parte dello Stato» che ha «il compito di farsi sentire», visto che trovare una soluzione è comunque complicato.
Anche il caso dell'altra parlamentare cinque stelle sarda, Paola Pinna, ha tenuto banco ieri. Dopo la telefonata con Beppe Grillo, la polemica sembra sgonfiata o, forse solo congelata. C'è una tregua, anche se armata, dentro il Movimento: l'offensiva sulle espulsioni ha lasciato il segno e il leader prova a ricompattare il gruppo, coinvolgendo soprattutto la pattuglia più esagitata dei deputati ad una battaglia comune in nome dell'ostruzionismo. O meglio del “costruzionismo” che per due giorni ha appeso il Parlamento alle decisioni del M5S sul decreto emergenze. L'improvvisa frenata sull'espulsione della deputata Pinna, il rinvio del “redde rationem” sulla rendicontazione delle spese a fine giugno, quello che per la maggioranza doveva servire a stanare i dissidenti, sono i primi segnali di disgelo. E anche Beppe Grillo cerca di togliersi di dosso il marchio di «epuratore» e minimizza. «È fisiologico che su 163 parlamentari 3 vadano via, è uno scilipotismo dell'anima» si difende durante un comizio a Ragusa.
