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L'unione sarda. Latte doc e controlli a tappeto, la rivincita dei formaggi sardi

Gli imprenditori: chi imita i nostri prodotti perde la battaglia

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«Il nostro formaggio è genuino? Eccome, va a ruba». Si sforza di scherzare uno dei fornitori della cooperativa lattiero casearia San Pasquale di Nulvi. Ma la ferita brucia ancora. Alcuni mesi fa una banda di ladri su commissione ha portato via su un camion 50 quintali di formaggio custoditi nelle celle frigo dell'azienda. Un danno pesante. Ma i soci si sono rimboccati le maniche decisi a ripartire per conquistare nuove fette di mercato con alcuni prodotti di nicchia.
FALSI Ha sofferto anche la F.lli Pinna di Thiesi. Nel 2010 finì nel ciclone per problemi commerciali legati all'azienda casearia realizzata in Romania, nei pressi di Timisoara. La Coldiretti aveva denunciato pubblicamente che l'azienda sarda faceva concorrenza agli imprenditori dell'Isola vendendo e commercializzando in Romania formaggi dai nomi accattivanti che richiamavano, disse allora il presidente nazionale Sergio Marini, il made in Italy.
«Tutto falso» ricorda Pierluigi Pinna, amministratore delegato dell'omonima azienda di Thiesi, leader nel settore lattiero caseario. «In Romania abbiamo sempre prodotto, con il marchio romeno e l'indicazione sull'etichetta dello stabilimento in cui viene lavorato, un formaggio da grattugia ben diverso dal pecorino romano per gusto, forma e marchiatura».
I DANNI Pierluigi Pinna ricorda con amarezza quella vicenda che ha causato alla sua azienda un danno d'immagine rilevante. Tutto però è stato chiarito: «Il nostro stabilimento di Timisoara è stato visitato da una commissione ministeriale, dal comandante del Nas e da un rappresentante del ministero degli Esteri in Romania» ricorda Pinna. «La conclusione è stata che non abbiamo commesso alcuna frode e non abbiamo truffato nessuno».
Ma qual è la qualità del latte ovino prodotto dalle aziende del sassarese? Ci sono le condizioni perché anche qui possano verificarsi truffe e sofisticazioni alimentari nel settore lattiero-caseario? Il parere di Marino Contu, direttore dell'associazione regionale allevatori: «Non c'è alcun motivo per comportarsi in modo scorretto. Innanzitutto perché il truffatore verrebbe cancellato immediatamente dal mercato e poi perché le sofisticazioni si potrebbero fare solo su latte importato. Ma non c'è alcuna convenienza. Il nostro latte ovino è di eccellente qualità, il migliore in assoluto fra quelli prodotti in Italia. Anche quello bovino: il monopolio della filiera «3A» di Arborea è una garanzia».
Nella provincia di Sassari sono 63 gli stabilimenti riconosciuti dalla Regione, 14 i semindustriali, 1 quello industriale. Insieme trasformano circa 130 milioni di litri di latte l'anno e producono il 70 per cento di pecorino romano per l'esportazione negli Usa e nel Canada.
DIFFICOLTÀ Eppure qualche incidente di percorso può accadere ed è realmente accaduto: «È un episodio spiacevole ma che dimostra la responsabilità di chi dirige le aziende» sottolinea Luca Saba, direttore regionale della Coldiretti. «L'anno scorso negli stabilimenti di Pozzomaggiore e Nulvi era stata riscontrata nella ricotta fresca la presenza della listeria, un batterio di cui in quei giorni si parlava molto perché negli Usa aveva provocato la morte di due persone. Sono stati i responsabili delle aziende - ricorda Saba - a segnalare il problema alla Asl e a chiudere gli stabilimenti per consentire i controlli igienico-sanitari». Una versione dei fatti confermata da Tonino Fadda, responsabile del servizio di Igiene degli alimenti della Asl: «I controlli sono costanti. Più una struttura è datata nel tempo maggiore è il monitoraggio che ne facciamo. Pulizia e igiene sono i nemici più efficaci dei batteri».
Gibi Puggioni

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