C'è voluta una riunione di gruppo, per convincere le donne del Pdl a dare l'ok finale alla legge elettorale. «Ci siamo interrogate a lungo», ammette nelle dichiarazioni conclusive Gabriella Greco, che poche ore prima si era dimessa dall'incarico di relatrice della riforma: «Diciamo sì per responsabilità , ma bocciare la doppia preferenza è un'involuzione». «Una parentesi non trasparente», aggiunge, sempre dal Pdl, Rosanna Floris. «Avrei preferito un no palese, non con lo scrutinio segreto».
Solo 7 i contrari, nel voto finale. Tre di Sel: «Il partito sostiene a tutti i livelli la presenza delle donne, non possiamo approvare questa legge», spiega Daniele Cocco. Claudia Zuncheddu (Sardigna libera): «Al meno peggio non ci sto, questa è una legge pessima». Giuseppe Stocchino (Prc): «Il Consiglio non ha garantito la partecipazione politica delle donne, penalizzate perché spesso svolgono di fatto due lavori». E poi due sardisti: Paolo Dessì e Paolo Maninchedda, che oltre alla preferenza unica ha sempre criticato lo stralcio degli articoli su forma di governo e conflitto di interessi, presenti nel testo della commissione Autonomia da lui allora guidata.
Astenuti i Riformatori. «Si è scritta una pagina nera», dice Michele Cossa: per gli aspetti proporzionalisti della legge ma soprattutto per «la bocciatura della doppia preferenza. Presenteremo subito una legge per reintrodurla». Sul tema, il capogruppo Attilio Dedoni aveva annunciato «un'astensione, ma bonaria» per l'emendamento Soru sulle quote: «Noi abbiamo sempre avuto una posizione chiara, ma molti in aula hanno votato diversamente da quanto dichiarato». (g. m.)
